[1162]. Si vegga il capitolo iv del presente libro, a pag. 468 e 485 del volume.
[1163]. In molti casi bastano a chiarir l’errore le stesse incisioni dello Spinelli: per esempio, nel n. 223, pag. 46, tavola VIII, 21, dove l’autore lesse l’anno 547, supponendo scritto il 40 senza la lettera ain, mentre si vede chiaro e corretto il numero 30. Nella stessa pagina, n. 212, tavola VI, 28, il nome di Messina è trascritto erroneamente msânâ, in vece di msîni che si legge nell’incisione, secondo la ortografia usata dagli Arabi: quest’errore torna in molti altri luoghi. Mi sembra poi molto dubbia, al n. 155, pag. 35, tavola V, 5 e altrove, la doppia data di zecca, cioè “Capitale della Sicilia” (Palermo) in una faccia, e “Messina” nell’altra. Così molte altre leggende o non possono stare, o si trovano diverse nell’incisione.
[1164]. Le citazioni di altri trattati di numismatica si veggano nell’indice del Mortillaro, intitolato Il Medagliere arabo-siculo, Palermo, 1861, pagina 39 segg. Io ho studiate nel gabinetto numismatico di Parigi da venti monete arabo-normanne e altrettante qua e là, e molte più ne ho viste senza aver tempo di studiarle. Debbo notare soprattutto due di Parigi, che hanno da una faccia il simbolo musulmano e dall’altra la T con un puntino sopra ed uno da ciascun lato, e portan le date, l’una del 503 e l’altra del 506 (1109, 1112), confermate dall’autorevole giudizio di M. De Longpérier, il quale con ospital premura m’iniziò nella numismatica arabica, correndo il 1843.
[1165]. San Giorgio Spinelli, op. cit., pag. 41, 42, n. 183 a 191, tavola VIII.
[1166]. Si vegga il libro V, cap. vij, e il cap. ij del presente libro, a pag. 185 e 392.
[1167]. Lo Spinelli, senza trattare di proposito la permanenza della Zecca in Salerno sotto la signoria di Ruggiero II conte di Sicilia, l’ammette implicitamente, ed ha ragione. Si veggano i numeri 36 a 63, a pag. 15 e segg. del suo libro, e le note a pag. 251.
[1168]. Le monete di rame latine, evidentemente battute in Terraferma, con la croce da una faccia, la T dall’altra e il nome di Ruggiero conte di Calabria e di Sicilia, si veggono nella vignetta a pag. 15 dello Spinelli, il quale giustamente le attribuisce a Ruggiero II.
[1169]. Si vegga in Malaterra, lib. IV, cap. xxv, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 244, l’aneddoto di Arrigo vescovo di Leocastro, assalito dai pirati.
[1170]. Monete cufiche, pag. 255, nota al n. 73.
[1171]. Si veggano nell’op. cit. i numeri 226, 227.