[1241]. Libro IV, cap. xiij, vol. II, pag. 450, nota 4.

[1242]. Edrîsi, testo, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 28, 29. Pur mi rimane il dubbio di qualche lacuna in questo luogo del testo. La descrizione si adatta perfettamente alla Cappella Palatina. Come supporre che Edrîsi non abbia fatta menzione di questa splendida opera del suo mecenate; e come immaginare che i Normanni abbiano lasciate nel Duomo le iscrizioni, le quali doveano esser tratte dal Corano?

[1243]. Fosûs, plurale di fass, ch’è tolto di peso, come notò il Fleischer, da πεσσός “pietruzza,” ed è usato per designare il materiale da mosaico dorato, nel luogo di Ibn-Sciâkir che abbiam testè citato a pag. 828, nota 2. Si confronti una nota del Dozy, nella Description de l’Afrique, par Edrîsi, pag. 360. Parrebbe dunque a prima vista che Edrîsi avesse voluto alludere a’ mosaici della Cappella Palatina e della sala del palagio. Ma come adattare alle pietruzze da mosaico l’aggettivo che segue, giâfiah, cioè “ruvide” o “pesanti,” sul quale si vegga il Dozy, op. cit., pag. 278, dove è ricordato per l’appunto il presente luogo di Edrîsi? Convien dunque prendere fosûs nel significato primitivo e persuaderci che l’autore volle fare al solito suo l’antitesi dei grossi o grezzi ciottoli co’ massi di pietra da taglio. D’altronde non si fabbrica col mosaico, nè Edrîsi stesso avrebbe osato di arrivare ad una metafora di tal calibro.

[1244]. Edrîsi, testo, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 29, da correggere secondo il Dozy, op. cit., pag. 308, avvertendo che ne’ Diplomi arabi di Sicilia si trova la voce r..kkah col significato italiano di rôcca, e talvolta è tradotto “castellum.”

[1245]. Così chiamano volgarmente le rovine del monastero di Santa Maria della Valle o della Scala, fondato nel XII secolo. Io lo cito soltanto per la parte che rimane dell’edifizio primitivo, essendo il rimanente del secolo XIV. Si vegga Gally-Knight, op. cit., pag. 126; e meglio Geo. Dennis, nel Murray handbook... Sicily, Londra, 1864, pag. 513.

[1246]. Sugli avanzi di questo monastero fondato nel 1174 si vegga il Gally-Knight, op. cit., pag. 168 segg.

[1247]. Sebîl, ossia “Via (di Dio),” chiamano gli Arabi alcuni lasciti pii, e quelli specialmente che sono addetti a dar da bere a’ viandanti.

Questa fonte, alla quale riman finoggi il nome arabico di Cuba, non è stata descritta da altri, per quanto me ne sovvenga. Essa è molto piccola in vero. L’incontra a man destra chi, andando da Villabate a Misilmeri lungo lo stradale, ha oltrepassato il villaggio detto Portella di Mare ed è arrivato al sommo dell’erta, dal quale poi si scende nella valle del fiume detto de’ Ficarazzi. Sorge quivi a sinistra la collina della Cannita, ov’era di certo il Kasr-Sa’d, ricordato da Ibn-Giobair. E forse questa cupoletta è proprio su la sorgente detta Ain-el-Meginûna, ossia “Fonte della pazza,” di cui il viaggiatore spagnuolo, nella descrizione di Kasr-Sa’d, Biblioteca arabo-sicula, testo pag. 88, e Journal Asiatique di dicembre 1845, pag. 516, e di gennaio 1846, pag. 76.

La cupoletta oggi è sepolta in parte sotto una frana, che mi parve recente quand’io vidi per la prima volta questo monumentino nel maggio 1870. È fabbricata, come quella molto più grande di casa Napoli tra Palermo e Monreale, sopra un dado, nel quale si entra dalla parte dello stradale per un arco molto aguzzo e pur sì picciolo che un uomo dee chinarsi per passarvi. L’acqua, in oggi assai scarsa, scaturisce in fondo ed è condotta per un canale artificiale in una pila di sasso, al margine dello stradale. Questo poi è più basso e discosto da otto metri.

[1248]. Il prof. Saverio Cavallari, ricordato più volte nel presente lavoro, ha notata la costruzione delle cupole de’ monumenti normanni di Sicilia diversa da quella di stile bizantino, nel quale la superficie della sfera concava si adatta alle pareti interne del prisma quadrilatero per mezzo di una muratura in forma di vela. Egli ha osservate nella “Badiazza” presso Messina le radici di una cupola normanna che ora è cascata. Si vegga il suo confronto nel fascicolo di saggio della splendida opera cromolitografica testè intrapresa in Palermo col titolo di Cappella del real palazzo di Palermo, disegnata e dipinta da Andrea Terzi, ec.