[1249]. Si vegga Girault de Prangey, op. cit., pag. 91, e tavola X, n. 2.
[1250]. Girault de Prangey, op. cit., pag. 89, 96 segg., 100, 119. Si osservino anco gli ornati della Zisa e di Cordova, messi a riscontro nella stessa opera, tavola IV.
[1251]. Dozy e De Goeje, Description de l’Afrique et de l’Espagne, par Edrîsi, pag. 209 del testo e 258 della traduzione.
[1252]. Si tratta in generale di questo argomento nell’opera di Owen-Jones, intitolata Grammaire de l’ornement, Londra e Parigi, senza data, edizione in-4º, illustrata con cromolitografie. Si vegga la descrizione della tavola XX, lavoro del signor Waring, il quale ha fatto lungo studio su i monumenti bizantini, e nota l’influenza del disegno bizantino sugli Arabi, come si vede, dice egli, al Cairo, in Alessandria, in Gerusalemme, in Cordova e in Sicilia.
[1253]. Questo è quello che il professor Basile definì Arco persiano, nel citato articolo del giornale “La Ricerca.”
[1254]. Veggansi le tavole XVII, XXVII, XXVIII, della lodata opera dei signori Flandin e Coste.
[1255]. Mowâ’iz, edizione citata, I, 384.
[1256]. Nella Bibl. arabo-sicula, testo pag. 91, e nel Journal Asiatique di gennaio 1846, pag. 80.
[1257]. Si vegga la figura in Lane, Modern Egyptians, vol. I, cap. 1, o in ogni altra raccolta di disegni architettonici dell’Oriente.
[1258]. Leandro Alberti, Isole appartenenti all’Italia, Venezia, 1581, fog. 49, recto e verso.