[1276]. Il Gally-Knight, non ostante l’opinione preconcetta del miscuglio d’arte arabica, bizantina e normanna, dice nell’opera citata, pag. 327, che i Normanni usarono in Sicilia uno stile d’architettura diverso al tutto da quello che avevano seguito in Francia e in Inghilterra, ed ugualmente lontano da quello degli edifizii innalzati da loro in Calabria. E rincalza nella pagina seguente, che l’arco acuto di Sicilia non passò il Faro che ai tempi dell’imperator Federigo II. Ei replica questa osservazione nella Ecclesiastical architecture of Italy, Londra, 1842-44, pag. viij e ix.
Pur v’ha una eccezione, ch’io ritrovo nell’opera postuma di Schultz, Denkmaeler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien, Dresda, 1860, tomo II, pag. 183 segg., e tavola LXXII. Nella cattedrale di Caserta Vecchia, che si dice incominciata nei primi anni del XII secolo e finita il 1158, l’acuto osservatore notò lo stile normanno di Sicilia. Tuttavia non evvi che qualche arco acuto, e il resto sono tondi. La cupola somiglia a quella piccina di Maredolce presso Palermo, nascendo sopra un cilindro, non già sul solito prisma quadrilatero, ridotto prima ad ottagono per mezzo di archetti pensili che riempiano i quattro canti.
[1277]. Si vegga il libro V, cap. v ed viij, e il cap. j del presente libro, a pagina 130, 132, 232, 351 di questo volume.
[1278]. Su la forma particolare delle chiese normanne di Sicilia disputò dottamente il duca di Serradifalco nell’opera citata, pag. 42 segg., e il Di Marzo, op. cit., pag. 108, 109.
[1279]. Si veggano le mie Epigrafi arabiche di Sicilia, classe I, ni. 6, 7, 9, 10, 11, nella Rivista sicula di ottobre e novembre 1869, febbraio e settembre 1870.
[1280]. La ristorazione dell’antico edifizio, alla quale si lavora per cura dell’architetto professor Giuseppe Patricolo, ha messo in luce la più parte della iscrizione greca, la quale per la sua postura rimase pressochè ignota, mentre durò il monastero di donne. Il professore A. Salinas ha dato nella Rassegna archeologica di Sicilia del gennaio 1872 (Rivista sicula di febbraio 1872) un bel ragguaglio dello stato dell’edifizio e de’ lavori intrapresi per ristorarlo.
[1281]. Si veggano le iscrizioni citate in principio del presente capitolo a pag. 818, nota 2, e 819, nota 1.
[1282]. Delle 16 assi che conteneano l’iscrizione, 5 sono state rinnovate e 4 son sì guaste da non potervisi raccapezzare altro che qualche lettera. Dopo una croce con le solite lettere greche IC XP NI KA a’ quattro canti, l’iscrizione arabica incomincia in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo e finisce con l’invocazione dell’Agnus Dei. Ricercando pertanto le formole di cotesta invocazione usate da’ Cristiani di linguaggio arabico, e richiesto tra gli altri quel dotto giovane ch’è il signor Ignazio Guidi da Roma, egli mi ha mostrato l’Inno mattutino pubblicato a pag. 38 dell’Anthologia graeca carminum Christianorum, per W. Christ e M. Paranikas, Lipsia, 1874, nel quale Inno leggonsi alcuni versi che troviamo letteralmente tradotti in arabico nell’ultima parte della iscrizione della Martorana. Mi propongo di trattare più particolarmente questo subietto in altra occasione.
[1283]. L’erudito signor Dennis, autore della Guida di Sicilia, nella collezione del Murray, e in oggi console generale britannico in Palermo, mi fe’ conoscere per lo primo coteste iscrizioni e mi menò a vederle nel maggio 1871.
Le travi maggiori son piene di varii stemmi dipinti, alcuni de’ quali sembrano più moderni.