[1284]. Rénan, nella Histoire littéraire de la France au XIV siécle, tomo II, pag. 223 segg. Tuttavia l’eruditissimo autore confessa, a pag. 231, che l’Oriente usò l’arco acuto pria dell’Occidente, e crede anche che il vocabolo ogive, o augive, possa avere origine arabica, ancorchè non sia stato usato anticamente a designare l’arco acuto. Ogive potrebbe venire dal vocabolo ’augiâ “arco,” ovvero da azag, che abbiam citato nel presente capitolo a pag. 827, nota 2. Ma non va fatto assegnamento su coteste somiglianze di suoni e di significati, quando l’etimologia non abbia prove più sode.
[1285]. Hittorf, op. cit., pag. 12, 15; Coste, op. cit., pag. 26, il quale attribuisce il nuovo stile alle società di muratori, i capi delle quali erano stati alla Crociata e ritornavano in Francia e in Germania, meravigliati della bellezza dell’architettura orientale.
[1286]. A pag. 830.
[1287]. Su i mosaici di Sicilia si vegga una lettera del signor Francesco Sabatier, pubblicata nel Giornale officiale di Sicilia, del 21 giugno 1858; Di Marzo, op. cit., I, 32; Hittorf, op. cit., pag. 22; Springer, op. cit., pag. 33, 34.
[1288]. Il palco attuale è descritto precisamente nella Storia del Falcando e in una omelia greca attribuita per errore a Teofane Cerameo, la quale sembra opera del monaco Filagato e fu recitata nella inaugurazione della Cappella stessa, il 1139 o 1140. Io n’ho trattato nelle Epigrafi arabiche di Sicilia, classe I, n. 6, Rivista sicula, fascicolo di ottobre 1869, nel quale furono pubblicate le fotografie dei cassettoni.
[1289]. Springer, op. cit., pag. 29, 30.
[1290]. Si confrontino: Gravina, op. cit., pag. 70, 71; Caravita, op. cit, I, 191 segg.; Springer, op. cit., 27 segg., ed un articolo scritto dal signor Fr. W. Unger sul lavoro dello Springer, nelle Göttingische gelehrte Anzeigen, del 1869, pag. 1592 segg.
Il Gravina suppone che la maggior porta di Morreale sia opera di tre artisti, uno de’ quali musulmano: e in vero non sembra impossibile che i modelli di legno adoperati nella forma del getto fossero opera in parte di Bonanno e in parte d’altri artisti innominati. Lo Springer muove il dubbio, se Bonanno fosse nato veramente a Pisa, poichè gli pare di scorger il dialetto siciliano nelle iscrizioni; il quale argomento ribatte l’Unger, ma a spiegare lo stile diverso delle due porte di Morreale mette innanzi la conghiettura d’un’arte che, nata nelle isole Britanniche, sia passata successivamente in Francia, in Germania e nell’Alta Italia, e arrivata finalmente in Puglia.
[1291]. Schultz, Denkmaeler, etc., tomo I, pag. 55, e tavola X. La chiesa di Santa Sabina in Canosa, dov’è questa camera sepolcrale, fu dedicata il 1401: nè sembra verosimile che le porte siano state gittate molti anni appresso. I tre cerchi, de’ quali ho fatta menzione, sono formati da un gruppo di caratteri che si replica dal principio alla fine; caratteri di quella scrittura capricciosa di cento forme diverse che mal si è addimandata Carmatica, ed io la chiamerei piuttosto cufica barbara. Ciascun gruppo è composto di cinque lettere, delle quali le due prime sono identiche alle due ultime, ma messe in senso inverso, per far simmetria. E ci si potrebbe scorgere il noto motto l l h (da leggere lillah, cioè “a Dio”), scritto da sinistra a destra e da destra a sinistra, rimanendo comune la prima lettera, come si vede spesso nelle epigrafi dell’Alhambra.
Traduco Amalfi la patria del fonditore ch’è scritta Melfie, perchè ognun sa che in quel tempo si confondeano i nomi di Melfi e di Amalfi; ma egli è verosimile che Ruggiero fosse nato in Amalfi, come i fonditori di varie altre porte di chiese della Bassa Italia, principiando da Pantaleone che gittò il 1076 in Costantinopoli quella della Grotta di Monte Santangelo, pubblicata dallo Schultz, op. cit., tomo I, 242, e tavola XXXIX.