Avverto che quand’io scrissi quella nota si cominciava appena la stampa dei diplomi arabi e greci del professor Cosa, la quale oggi è condotta fino alla pagina 448 e già comprende poco men che cento diplomi.

[1317]. Lib. I, cap. ix, pag 196 segg., del primo volume.

[1318]. Mi basta citare la dissertazione XXXIIª del Muratori e gli atti pubblicati ne’ Regii neapolitani Archivii monumenta, Napoli, 1845-1861, sei volumi.

[1319]. Libro V, cap. viij, pag. 205, 206, di questo volume.

[1320]. Spata, Diplomi greci, Torino, 1870, pag. 90, dove si legge dei confini che arrivano εἰς τὸν ῶοτ αμὸν τῶν τόρτων. Si confronti la versione latina, credo contemporanea, pubblicata dal Pirro, Sicilia Sacra, pag. 382 segg., dove si legge “usque ad flumen Tortum.”

[1321]. Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1012, traduzione dal greco in latino.

[1322]. Pirro, op. cit., pag. 1046, traduzione dal greco in latino.

[1323]. Pirro, op. cit., pag. 521. Questo Diploma par sia stato scritto originalmente in latino.

[1324]. Pirro, op. cit., pag. 1034 seg. Vi si legge, per esempio, “cum bono proponimento.... cum plena deliberatione absque aliquo tardamento et pentimento.... cum augmento plenario de victu.... arbores domesticas.... quod persona aliqua de mundo non habeat aliquam potestatem in hujusmodi bonis.... donandi impedimentum nec controversiam.... cannatam unam plenam vino” e simili. Il Pirro, che suole avvertir sempre quand’ei dà traduzioni, qui non ne fa parola, anzi dice il diploma “transuntato,” negli atti di un notaio di Messina, il 1379. A fronte di questi fatti e del nome italiano del segretario di Ruggiero, non monta che il diploma porti la data dell’èra costantinopolitana che solea notarsi nelle carte greche. Trattandosi di un monastero basiliano in Itala, o Gitala, comune presso Messina, è naturalissimo l’uso dell’èra greca, ancorchè il diploma fosse scritto in latino. D’altronde questo nome d’Itala, che, se mal non mi appongo, comparisce qui per la prima volta nella geografia della Sicilia, accenna ad origine continentale. E lo stesso nome di Roberto de Auceto, genero del conte Ruggiero, che d’ordine di lui soscrive il diploma insieme col notaio Lamensa, ci ricorda l’odierno villaggio di Aceto in provincia d’Alessandria o Diacceto in provincia di Firenze.

[1325]. Si vegga il libro V, cap. viij, pag. 221, del presente volume.