[1326]. Tal mi sembra nel diploma arabo-latino di Morreale, dato il 1182, il nome di monte Kâlbu, “mons qui vocatur Calvus,” onde non sappiamo se si pronunziasse allora calvu o calvo, presso Lello, op. cit., appendice de’ privilegi a pag. 20 e nella raccolta del professor Cusa (non pubblicata per anco) a pag. 198 e 236. V’ha inoltre l»b, “lupo,” a pag. 9 del Lello, e 181 e 205 del Cusa; e La Camuca, presso Lello, pag. 14, e presso Cusa, pag. 188 e 217, dove l’articolo femminile può appartenere al siciliano come ad ogni altro dialetto italico. Ometto, per la medesima ragione, in un diploma del 1156, presso Pirro, op. cil., pag. 1157, la voce bosco, la doppia denominazione di Monte Gibello che comparisce qui per lo primo, e il nome topografico Terroneto de Cretaccio; e nel diploma del 1142, citato qui appresso, la espressione mizano vallone.
[1327]. Pirro, op. cit., pag. 774, diploma latino con la data dell’èra volgare “et inde dividit per medium Lumarge, quod pantanum, vel terra sylvestris latine nuncupatur.” E notisi che il vocabolo marg, il quale in Sicilia ha preso il significalo di padule, ha in arabico quello di prateria.
[1328]. Il Pirro, op. cit., pag. 390, 391, nel dar questo diploma secondo una copia fattane in Messina il 1335, avverte essersi astenuto, al suo solito, di correggere gli errori dell’esemplare ch’egli ebbe alle mani. Molti in vero ve n’ha, e la più parte, a creder mio, debbono riferirsi non al copista del XVI secolo, ma allo scrittore del XII, il quale par non sapesse il latino. Forse egli era di linguaggio greco, come il mostra l’h messa innanzi la r di Luhrostico, in vece dello spirito aspro del greco. Tra le altre cose vi si accenna il confine “allo mizano vallone,” del quale abbiam detto poco fa. Cotesto diploma, contro l’uso costante, porta la doppia data del 6650 e 1142, la quale anomalia, insieme con altre circostanze, mi conduce a supporre che la pergamena latina non sia l’originale, ma un’antica e forse contemporanea versione dal greco.
[1329]. Diploma del 1156, citato nella pagina precedente, nota 3.
[1330]. Diploma del 1182, citato qui innanzi, presso Lello, pag. 22, lin. 18, e presso Cusa, il testo arabo, pag. 238, lin. 12 e il latino, pag. 199, lin. 10.
Il latino ha Spelunca Scutiferorum, e il testo arabico Es-Sakâtirah, plurale arabo d’un singolare che non appartiene a quella lingua e che dovea suonare scuteri; il qual vocabolo in siciliano è lo stesso al singolare e al plurale.
[1331]. In un diploma greco di Messina, dato di quell’anno, presso Trinchera, Syllabus græcarum membranarum, etc., Napoli, 1865, pag. 378, si dice di una casa posta nella ρρουγαν τοῦ γαῶατούρι, in Messina.
[1332]. Presso Bréholles, Historia diplomatica Friderici II, tomo V, pag. 869.
[1333]. Palermo antico, seconda edizione, pag. 334 segg., e 344 segg. Li ha citati poi il sig. Leonardo Vigo, ne’ Canti popolari siciliani, Prefazione, pag. 19. I due transunti sono stati ristampati dal professor Vincenzo Di Giovanni, in una epistola a Vincenzo Zambrini, data del 1865, e inserita nella Filologia e letteratura siciliana del medesimo professore, vol. I, pag. 255 segg. I testi greci, infine, il secondo de’ quali ha ancora quattro righi in arabico, si leggeranno nella lodata raccolta del professor Cusa, pag. 99 segg, e 31 segg.
[1334]. Mortillaro, Catalogo dei Diplomi.... della Cattedrale di Palermo, pag. 23.