[1342]. Per esempio: accanzari, cavar profitto, conseguire; addijri(?) scegliere; aggibbari, sottomettersi; alliffari, attillare; annadarari, aggiustar pesi e misure; arrucciari, spruzzare, aspergere (non usato nel significato di “arroser,” bensì in quel dell’arabo rasscia); assammarari, ammollare i panni; azziccari, azzeccare; azzannari, rintuzzare il taglio di un’arme; azzizzari, abbellire, acconciare; abbacari, cessare, calmarsi, del vento, della febbre, del bollore, ec.; carcariari, chiocciare; annacari, da naca, culla; ncharracchiari, dormire profondamente; nzitari? innestare; picchiuliari, da picchiu, pianto, piagnisteo; sammuzzari, tuffare; sciarriarisi, intransitivo da sciarra, rissa; sciddicari citato di sopra; taliari citato di sopra; zabbatiari, dimenare; zurriari, stridere de’ denti.

[1343]. Caudu di testa è versione di harr-er-râs, e somiglia meno a “testa calda.”

Cuntari in aria, computare a mente, è perfettamente arabo come si dimostra nel titolo d’un manuale sullo Hisâb-fil-hawâ (Del computo in aria), presso Hagi Khalfa, Dizionario bibliografico, V, 639, nº 12435.

Mali suttili, tisi (homa-d-dikk).

Lattata, emulsione di mandorle (talbina).

Ganghi di lu sennu, ultimi denti molari (adhrâr el-’akl).

Tignusu, tarantola (burs, che vuol dir anche tignoso).

Pani e sputazza, (mangiar) pane asciutto (Kubz-reik).

Mmalidittu, il diavolo (el-la’in).

[1344]. Strisce di panno o d’altro con che si reggono i bambini che non sanno camminare. Kâida è femminino di kâid “conduttore.”