[1345]. Scritto anche galicha. Veggansi i Diplomi arabi del Regio Archivio fiorentino, pag. 298, 299 e 406, ultima nota.
[1346]. Ma’ûnah, aiuto, braccio forte, come suol dirsi, aiuto reciproco, indi società commerciale o industriale. Nel significato primario la usarono i Genovesi fin dal XII secolo; nell’ultimo par sia passata in Toscana, dove significò “ferriera” ed oggi è limitata a’ grandi magazzini di ferro. L’etimologia è chiara da tanti testi arabi; onde non si può ammettere quella greca suggerita dal Canale, Nuova istoria di Genova, I, 277. L’origine della istituzione, spiegata da questo erudito nel tomo II, pag. 317, conferma la derivazione del vocabolo.
[1347]. Lasciando come troppo numerosi i lavori generali su l’origine dei parlari d’Italia, debbo ricordare che il siciliano è stato ed è argomento delle assidue ricerche di varii letterati dell’isola. Delle origini ha trattato ampiamente il signor Lionardo Vigo nella Prefazione alla sua raccolta de’ Canti Popolari; poscia il professore Vincenzo Di Giovanni in varii scritti, raccolti ora in due volumi sotto il titolo di Filologia e Letteratura siciliana.
Su la grammatica ho letto un buon lavoro del professore Innocenzo Fulci, Catania, 1855. I Canti Popolari sono stati illustrati dal Vigo, dal Pitrè, dal Salomone Marino.
De’ dizionarii infine se ne conta una diecina di stampati dal 1549 in fino ad oggi, oltre parecchi manoscritti, ed è molto innanzi nella stampa un nuovo dizionario del signor Antonino Traina, il quale ha aggiunti molti altri vocaboli, raccolti per tutte le regioni dell’isola. Duolmi non potere citar tutti gli scritti critici e i lavori di minor mole pubblicati in questa materia nelle riviste e ne’ giornali, perchè son molti e non presumo conoscerli dal primo infino all’ultimo.
[1348]. Si conoscono bene in Italia gli articoli critici del professore Grion di Padova su la famosa Canzone di Ciullo e la risposta fattagli dal professore Vincenzo Di Giovanni da Palermo, nell’opera dianzi citata.
[1349]. A pag. 738 e segg.
[1350]. Capitula Regni Siciliæ, cap. LVI di re Giacomo, e XVII di Federigo l’Aragonese.
[1351]. Kâmah in arabico, tradotto canna in un diploma arabico-latino del 1187, presso Morso, Palermo Antico, pag. 358. Si confronti l’Edrîsi de’ professori Dozy e De Goeje, pag. 372.
[1352]. Il saum della Mecca, secondo Ibn-Giobair, lesto del professor Wright, pag. 122, contenea quattro sâ’. Nei diplomi arabi di Sicilia il latino “salma” e “sagoma” risponde al noto vocabolo arabico modd, il quale, alla sua volta, sembra trascrizione di modium.