Balzò in sella e seguito dai due armigeri ai quali erano stati ricondotti i cavalli, prese la via del castello, mentre la banda s’avviava pei sentieri del bosco che scendevano alla vallata.

Egli non vedeva la via; così tutto raccolto in sè andava rimuginando i suoi pensieri. Nè si preoccupava punto dei pericoli nei quali era possibile imbattersi. Precedevano i due armigeri a cavallo e il sauro di Riccardo ne seguiva le orme senza bisogno che il giovane lo guidasse. La strada angusta e dirupata scendeva fra due colli folti di piante.

Allo svolto di una stradicciuola i due armigeri si fermarono di botto. Riccardo, tratto da’ suoi pensieri, alzò la testa.

— Che è stato? — chiese.

— Delle ombre camminano parallelamente a noi su per le due balze...

In questo s’intese un fischio, poi uno scricchiolio di rami dietro e dinanzi i tre uomini a cavallo.

— Ci hanno circondati — disse Riccardo impugnando le pistole.

Il pericolo imminente ne aveva ridestato l’ardimento e insieme la calma e la riflessione. Nell’istesso tempo udì una voce che dall’altro gridava:

— Che gente e chi viva?

Il giovane fece retrocedere il cavallo tanto da addossarlo a uno dei lati della strada, slacciò il mantello e tenendosi pronto ad un attacco gridò: