«Un gran pericolo sovrasta a colei dalla quale vi siete creduto dimenticato e che intanto, sempre memore di voi, attendeva a spianarvi la via. Sol per questo e pel trionfo insieme di supremi interessi si è esposta ad un cemento che potrebbe esser detto folle se non fosse stato necessario. Accorrete con tutta la vostra banda che disporrete a difesa del castello. Voi precedetela, facendovi guidare dal porgitore, e fidate in chi non ha cessato per un istante dal pensare a voi, e che sa quanto eroica e nobile sia stata la vostra azione in questa guerra. Non indugiate un istante.»
Egli si alzò risoluto:
— Pietro! — gridò.
— Eccomi — rispose la voce del suo vecchio amico, il quale, mentre Riccardo leggeva, si era tenuto all’ombra.
— Pietro — continuò lui — presto: il castello del duca di Fagnano è minacciato dai Francesi. Due compagnie di volteggiatori marciano per cingerlo d’assedio. Bisogna accorrere alla difesa.
— Siamo pronti — disse Pietro. — Ah che gusto! Chi mai più del duca di Fagnano ha il diritto di difendere il retaggio de’ suoi avi? Ed è proprio colui che si fa chiamare il duca di Fagnano, che si rivolge a voi, proprio lui?
— Sì. Ma sbrigati, orsù. Richiama il Volpino ed il Marinaio. Manda innanzi dieci dei migliori col Ghiro e col Magaro. Vi acquatterete tutti intorno al castello. Io intanto vi precedo. Il mio cavallo, su presto, il mio cavallo!
In ciò dire finiva di armarsi convulso, sconvolto, rimuginando un solo ed unico pensiero: che quella donna l’aspettava, che quella donna era l’amica di Alma. Dunque era Alma, Alma la compagna mascherata della incognita, era la voce di lei che aveva inteso, era la figura di lei che aveva intrivisto quella notte fatale? Alma era là, in quella casa mentre lui giaceva ferito in una stanza di essa? Alma dunque sapeva che l’ultima notte della dimora di lui colà, quella donna si era impossessata di lui di sorpresa, legandolo con una catena di baci e di carezze alla sua vita? Ovvero la sua purezza di fanciulla era rimasta limpida ed ignara mentre sotto l’istesso tetto avveniva quel connubio di passione?
Ma perchè, ma perchè il suo pensiero passava da quella donna, ignota a lui nel nome e nello stato, a quella fanciulla con la quale anche abbandonandosi alla più folle speranza, non gli era lecito aver rapporto alcuno? Perchè l’associava al destino che l’aveva unito a quella sconosciuta? Perchè quando più torridi si ridestavano in lui i ricordi di quella notte, egli ne sentiva un vago rimorso, quasi fosse colpevole con quella nobile giovinetta così in alto, dalla quale non aveva avuto mai nè uno sguardo, nè un sorriso? Perchè dunque ondeggiava? Perchè al pensiero che fra poco avrebbe rivisto entrambe, colei che tutto in una notte gli aveva concesso, e colei alla quale nulla, mai, aveva pensato di chiedere, tanto la reputava superiore a sè, egli sentiva uno sgomento così acuto, egli che credendosi dimenticato dalla sconosciuta era andato sempre più sprofondando nel dolore?
Ma non lui, non lui poteva leggere nel suo cuore, vittima di uno di quei fenomeni che sfuggono a qualunque analisi!