— Figlio mio, figlio mio, tu mi hai maledetto fin da quando incominciasti a crederti figlio della colpa; tu forse hai maledetto tua madre che fu la creatura più nobile come è ora l’angiolo più puro del cielo; eppure Dio sa, Dio sa se a te che io credevo morto in sul nascere, volava in ogni istante il mio pensiero, a te che accomunavo con quella povera santa che morì nel metterti al mondo. Ascoltami dunque, ascoltami e poi....

— Ma signor duca, prima di narrarmi la vostra storia ditemi se siete ben sicuro, ben sicuro intendete? che io sia... vostro figlio. Quali sono le prove che, se han convinto voi, dovranno convincere anche me? La parola del vecchio Carmine non basta: egli indotto dal suo amore per me, sapendomi prigioniero e sapendovi arbitro della mia vita e della mia morte, avrà potuto escogitare una tale menzogna per salvarmi.....

— No, no, cuor generoso, no, anima fiera e leale, il vecchio Carmine non ha mentito. Se non mel dicesse la tua meravigliosa somiglianza con tua madre, me lo dice la lettera di lei in cui dopo tanti anni trovo tutta l’anima sua. Non hai tu una medaglietta che ella nel separarsi da te ti mise al collo: Questa, sì, questa! — gridò il vecchio vedendo che Riccardo traeva dal petto la medaglia — questa che era un amuleto di mia nonna. Non hai tu sul braccio sinistro una voglia di fragola?

— È vero è vero! — mormorò Riccardo nel cui cervello turbinavano i pensieri.

— Non dubito punto io, non ho dubitato punto al primo vederti — continuò il duca vieppiù esaltandosi. — E il cuore, il mio cuore di padre non conta per nulla? Comprendo che il tuo, sdegnoso per tanti anni di coloro che ti misero al mondo per abbandonarti, non può così di un tratto accoglierne l’amore, ma il mio ha dato un balzo nel sentirti mio figlio. Mio figlio! Lascia che m’inebbri di questa parola, lascia che la ripeta nella esultanza così come l’ho ripetuta per tanti anni nel dolore!

Riccardo ascoltava, ma come chi fluttui in un’onda di pensieri e di sentimenti. Più volte innanzi a quel vecchio così ebbro di gioia, che lo contemplava con tanta profonda tenerezza, aveva inteso salirgli dalle viscere sulle labbra la parola padre pur essendo del tutto nuova per lui; e non rispondendo ancora alla sua convinzione non aveva osato proferirla. Ma le ultime parole di quel vecchio giunsero a commuoverlo; comprese che aveva bisogno di sentirsi dir padre, che, se anche ei s’ingannava, per pietà almeno avrebbe dovuto concedergli una tale gioia, e facendo uno sforzo:

— Padre mio — gli disse — padre mio...

Ma non potè continuare; il vecchio l’aveva preso di nuovo fra le braccia e l’andava baciando bagnandogli il volto di lagrime.

In questo fu picchiato leggermente alla porta.

Padre e figlio trasalirono. Il duca si drizzò. Il giovane anch’esso si era alzato e mentre il duca si avvicinava alla porta per aprirla, si era fatto nel mezzo della stanza, assumendo il contegno umile di chi si trovi in presenza del suo giudice.