— Che volete?; — disse il duca all’usciere che si vide dinnanzi nell’aprire la porta.
— Eccellenza, il Consiglio è raccolto da un pezzo... Se Vostra Eccellenza non ha finito d’interrogare il prigioniero...
— No — rispose il duca impallidendo. — Dite al Consiglio che mi occorre ancora un prosieguo d’istruzione; si sciolga quindi. Lo convocherò a suo tempo.
E rinchiuse la porta.
Padre e figlio si guardarono entrambi muti e pensosi.
Il giovane fu il primo a rompere il silenzio.
— Fate il vostro dovere, padre mio — disse con voce tranquilla. — Ero da gran tempo preparato alla sorte che mi aspetta. Sono un vinto, e poichè in questa guerra il vinto è già un condannato, son pronto a subire la morte che ho meritata.
— Morire tu, morire tu — gridò il duca — nel momento in cui ti ritrovo, nel momento in cui tanta luce sfolgora nell’anima mia? No, no, tu non morrai: otterrò la tua grazia dal Luogotenente generale, dall’Imperatore se occorre. Lo so, tu non sei colpevole che di aver usato le armi contro coloro che credevi nemici del tuo paese; nessun altro delitto macchia la tua coscienza. Hai combattuto come un soldato, non come un masnadiere. L’Imperatore ama i valorosi, e tu sei un valoroso...
Egli ascoltava con le braccia conserte ed un sorriso di dolore sulle labbra.
— Dimenticate — disse infine — il decreto del Luogotenente che non fa eccezione alcuna...