— Tu finora — disse Pietro il Toro quando ella sedette sul lettuccio con gli occhi intenti a lui — tu finora hai creduto che capitan Riccardo fosse un bel giovane sì, un valoroso capobanda, ma nato come tutti noi da povera gente. Ebbene, sai tu quali siano il nome, il titolo, lo stato di colui che chiamiamo capitan Riccardo?
— Dimmelo dunque, dimmelo! — proruppe lei.
— Capitan Riccardo è un gran signore, capitan Riccardo ha il diritto di stare col cappello in testa innanzi al Re, capitan Riccardo infine è il figlio legittimo unico e solo del duca di Fagnano, del vero duca di Fagnano, di colui che chiamano Commissario civile e che è venuto qui per fucilar tutti noi.
— Che importa a me — rispose lei dopo un istante di silenzio. — Capitan Riccardo per me... non è che capitan Riccardo.
— Te l’ho detto — continuò Pietro — perchè io mi trovo ora in un grande imbroglio, ed ho bisogno del tuo avviso. Voialtre donne...
— Io non sono una donna! — disse lei con voce cupa.
— Non sei una donna? Ma se sai far tanto bene la civetta! Dunque voialtre donne siete assai più furbe del diavolo. Devi sapere che sta a me, capisci? sta a me il far di lui un duca, il far di lui un gran signore qual’è.
— Non t’intendo.
— Perchè l’atto matrimoniale, come dicono gli avvocati, tra il duca di Fagnano, quello che ora, dopo trent’anni, è tornato, e la baronessa che morì nel mettere al mondo il nostro Riccardo l’ho io qui, in questa bisaccia, e per trent’anni l’ho portato sempre addosso, sempre.
— E non dicesti mai nulla a capitan Riccardo?