— Ah! — fece Vittoria impallidendo. — E... e come si chiama la donna che egli ama?
— Sai tu le canzoni che si cantano sulle nostre montagne, le canzoni d’amore che descrivono le bellezze della donna amata? Ebbene, per quella lì bisognerebbe fare una canzone nuova. Quale è la più splendida stella? Ma la più splendida stella è un focherello di paglia al confronto.
— Come si chiama? — ripetè lei con voce soffocata.
— Chi mai, chi mai avrebbe ardito di sollevar fino a lei lo sguardo? Un re di corona si sarebbe tenuto ben superbo se lei lo avesse degnato di un sorriso. Quando l’incontravo mi veniva la voglia d’inginocchiarmi e il cuore mi si gonfiava di tenerezza, e sì che ci ho un cuoio io per cuore.
— Dimmi come si chiama: te l’ho chiesto tre volte... Come si chiama?
Pietro il Toro proseguì senza badarle:
— Quando si dice la voce del sangue! Eppure, quel che forse non avrebbe osato un re di corona l’osò lui; il povero trovatello osò volgere i suoi occhi in alto, in alto ove era lei, fredda e bianca, come le cime del Montenero. È vero che non ne parla mai, ma egli ama sua cugina come nessuna donna fu mai amata!
— Sua cugina! — esclamò Vittoria.
— Già, la figlia del fratello di suo padre, di colui che ne aveva usurpato i beni e i titoli. Ora io sai che avevo risoluto? Di presentarlo al duca, e dirgli, mostrandogli l’atto matrimoniale e le altre prove che attestano essere Riccardo il figlio legittimo di lui e che era fuggito in Francia: Maritiamo questi ragazzi e non se ne parli più!
— E perchè non lo hai fatto?