Come si appressava il momento solenne, Vittoria sentiva rinascere l’ardimento e l’energia. Di supremo interesse era per lei, per quell’amore onde era tutta pervasa, la liberazione di Riccardo a cui dava così una prova di ciò che ella era capace per lui. E se anche venisse a sapere di chi fosse figlio, quale nome, quale titolo, quale stato, fosse il suo, vieppiù l’abnegazione di lei avrebbe acquistato valore agli occhi del giovane. Ella era lieta di quella audace impresa non solo perchè compiaceva alla sua indole avventurosa, ma anche perchè la riabilitava della sottrazione che poco anzi aveva commessa. La riabilitava, sentendone un gran rimorso, ella che non aveva riconosciuto finallora nè la legge di Dio nè quella degli uomini, ella che forse nella lotta che avrebbe impegnato fra poco col sergente che per amore di lei tradiva il suo dovere di soldato, lo avrebbe ucciso freddamente.
Certi sentimenti nuovi, certe delicatezze ignote fin allora l’avevano da prima indispettita, quasi la menomassero, quasi fossero indegni di lei; poi si era lasciata vincere, e come un tempo aveva anelato ad emergere per coraggio e per ferocia, volendo esser considerata uomo fra gli uomini, ora avrebbe voluto per Riccardo, aver tutte le virtù, tutte le bontà, tutte le delicatezze della donna!
Pure non avrebbe saputo dire quale fosse la sua meta, quale il suo scopo; sapeva soltanto che amava quell’uomo così come se tutta la sua vita avesse avuto un tale scopo, una tale meta. Profondo come il buio di quella stanza era il buio di quel suo cuore, e in quelle tenebre un solo punto luminoso, nel quale si affissava il suo pensiero: lui.
Dalla stanza intanto dopo quella attigua al luogo in cui il sergente li aveva fatti entrare, venivano voci e canti di soldati che a poco a poco però si andavano affievolendo. Infine, un gran silenzio regnò pel castello.
— Credo sia fatta l’ora — mormorò Pietro il Toro.
— Lo credo anche io.
— A proposito, non hai altra arma che il pugnale?
— Basterà — rispose lei con voce sorda.
V.
In quell’ora stessa Riccardo, seduto sull’impalcato della prigione, non avendo potuto prender sonno, con la testa fra le mani, era immerso ne’ suoi pensieri.