— Ebbene, per Gesù Cristo, bisogna che il catenaccio venga via.
Mise le ferree dita nel vuoto tra il catenaccio e lo incavo della porta, e con uno sforzo di tutto il suo corpo si diede a tirarlo a sè: il catenaccio resistette, ma gli anelli scricchiolarono e il ferro si contorse.
— Un altro sforzo — diceva lei con voce sorda — animo, Pietro, un altro sforzo!
— Dovessi spezzarmi le braccia, dovessi spezzarmi le dita!
Conficcò di nuovo le dita sanguinanti nella commessura, puntellò i piedi nella porta, e con i grossi occhi fuori dell’orbita stringendo le mascelle, col viso contraffatto per lo sforzo e per la rabbia dell’impotenza, si diede di nuovo a trarre a sè gli anelli.
S’intese uno schianto: la porticina s’aperse e Pietro il Toro andò ruzzoloni.
Allo schianto, al rumore della porta che si apriva rispose un grido dal di dentro. Capitan Riccardo apparve sull’uscio, confuso, sconvolto.
— Ah — fece Vittoria afferrandolo pel braccio — Vieni, vieni... Sei libero... Presto, fuggiamo!
E lo trascinò verso lo stambugio seguita da Pietro il Toro, che passando pel tavolaccio su cui aveva finto di dormire, raccolse la bisaccia e raggiunse i due suoi amici che eran già fuori sullo spiazzo.
— Corriamo, corriamo — diceva anelando — potremo dirci al sicuro in qualche modo sol quando saremo in fondo al Vallone ove i compagni si raccolgono ogni notte per aspettarci.