Riccardo aveva in confuso capito di dovere a quei due la libertà, ma era stata così rapida, così improvvisa la sua liberazione, che tutto l’accaduto gli pareva un sogno. Fuggivano giù per un dirupo che dai margini dello spiazzo scendeva in una valletta, lasciandosi talvolta sdrucciolare e precipitando coi massi divelti dai loro piedi.
— Ah, gonna maledetta! — urlò Vittoria che si era impigliata in un cespuglio.
Riccardo si fermò a mezzo della discesa. Pietro il Toro già era giunto al basso, ove era stato accolto da alcune ombre.
— Prosegui, prosegui — gridò lei a Riccardo, mentre invano cercava di districarsi dal cespuglio.
— Senza di te, mai, senza di te..
E si diede a risalire per aiutarla.
— Va, va — gridava lei — Se mi colgono tanto meglio. Farò loro perdere del tempo e tu potrai salvarti.
— No — rispose lui che già le era vicino — no, morremo insieme se occorre.
Ella allora prese una risoluzione che pur le ripugnava per un sentimento di pudore onde era stranamente sopraffatta anche in quell’istante supremo. Con l’affilata lama del pugnale si diede a tagliar la gonna che cadde, e da quel viluppo ella uscì col magnifico torso nudo e le anche coperte appena dalle brevi brache contadinesche.
Fu un’apparizione; poi ella spiccò un salto per nascondersi agli occhi di lui che intese dietro alla sua liberatrice il rovinìo delle pietre e del terriccio; onde egli si diede a ridiscendere, sì che in breve si trovò in fondo tra un gruppo di ombre che nel vederlo diedero in una esclamazione di gioia.