— E che dirà nel suo sepolcro la poveretta che morì con la fede che io sarei tornato, che al figlio suo avrei dato il mio nome, che nel figlio suo avrei accumulato quell’amore che fu troncato dal destino dall’infamia degli uomini? Che dirà nel sepolcro quella poveretta che vedrà il figlio suo perseguitato e forse ucciso dai soldati che ubbidiscono ai miei ordini? Per questo dunque io son tornato nel castello de’ miei padri, per questo ho ripreso il mio nome e i miei titoli, per questo il destino mi diede fra le braccia il figlio mio, per perseguitarlo come un malfattore, per ucciderlo come un delinquente?!

S’interruppe portando le mani al capo: aveva inteso come uno schianto nel cervello, le idee gli si confusero, gli occhi gli si annebbiarono.

— Mio Dio, mio Dio — balbettò — è la morte questa... è la morte!

Ebbe la forza di alzarsi per giungere al laccio di un campanello a capo del letto; lo trasse a sè mentre non reggendosi sulle gambe stramazzava sul pavimento.

Pel silenzio del castello echeggiò lo squillo argentino, poco dopo la porta si aperse ed entrò un valletto che al fioco lume della lucerna vide un corpo riverso.

— Il Commissario — gridò — il Commissario... Morto forse?

Si chinò a guardare il giacente dalle cui labbra semi-aperte usciva un sordo rantolo. Il valletto spaventato uscì correndo dalla stanza. Pel silenzio del castello si udì la sua voce che gridava a soccorso, a cui tenne dietro un gran rumore di accorrenti.

— Il Commissario sta per morire, il Commissario sta per morire!

In breve l’appartamento del Commissario fu pieno degli accorsi, di tutti gli ufficiali cioè che alloggiavano nel castello, i quali erano stati destati a mezzo il sonno. Alcuni di essi presero quel corpo inerte e lo adagiarono sul lettuccio.

— Una congestione cerebrale — disse il medico che era accorso con gli altri. — Sarà un miracolo se con un buon salasso si giungerà a salvarlo.