— Si rassicuri, signor Commissario, il capitano è un vecchio bracco che sa scovare le volpi. Ha ben compreso i miei ordini e non ci sarà più da temere che quel malnato evada un’altra volta. Questo vuol dire voler procedere con le formalità legali. Se jeri invece di ricondurlo in prigione gli avessimo fatto tirare alle spalle due o tre fucilate, lei ora che ha bisogno di star tranquillo per riaversi non sarebbe crucciato da un tale strano avvenimento. Ma il capitano ha ben compreso quel che ho voluto dire con la raccomandazione di ricondurlo o morto o vivo e... darò l’ordine che si trovi pronta una fossa larga e profonda.

Il Commissario agitò le labbra tentando di parlare, ma non potè emettere che un confuso balbettio.

— Comprendo quel che vuol dire — continuò il maggiore. — So bene il luogo ove i superstiti delle bande si raccolgono: è un luogo detto le Grotte che il capitano conosce al par di me...

Certo il giacente dovette fare uno sforzo sovrumano perchè il viso gli s’imporporò, agitò le labbra da prima senza giungere a proferir parola; poi vincendo con ultimo sforzo la paralisi, borbogliò:

— Carmine.

Il maggiore e gli altri due o tre ufficiali che erano rimasti intorno al letto si chinarono sul giacente, che continuò spiccando le parole e con accento imperioso:

— Carmine... un contadino... presso la chiesa... Si svegli e venga qui.

— Che uomo! — esclamò il maggiore voltosi al chirurgo. — Sono tali uomini che fecero la nostra grande Rivoluzione. Certo cotesto Carmine è una sua spia segreta. Può dirsi moribondo e pensa al suo dovere!

— Ma in tal modo si ucciderà di sicuro — proruppe il dottore.

Poi voltosi al giacente: