— Non si affatichi, Eccellenza: ella ha bisogno di riposo. Pensi al grave pericolo che ha corso. Non dubiti che il fuggitivo sarà ripreso e messo in grado di non fuggire più dal luogo in cui sarà chiuso.

Lo sguardo del duca sfavillò di sdegno.

— Presto, Carmine venga qui... Mi lascerete solo con lui. Ubbidite.

Nella voce tremante e smozzicata del vecchio ci era tanta imperiosità che il maggiore fece il saluto militare ed uscì per dare l’ordine che si cercasse il contadino Carmine, che, come aveva detto il Commissario, abitava presso la chiesa del villaggio, e fosse condotto nel castello.

Intanto il chirurgo aveva finito di fasciare il braccio del Commissario il quale certo che i suoi ordini sarebbero stati eseguiti, aveva chiuso gli occhi e si teneva immobile col capo affossato nei cuscini.

Il chirurgo notò che due grosse lacrime gli scendevano giù per le guance.

— Deve soffrire molto — disse sottovoce a uno degli ufficiali. — Potrebbe però pensare ai casi suoi. Se sopraggiunge un altro flusso di sangue è bello e spacciato.

— Il bene della patria anzitutto per questi uomini che decapitarono un re ed una regina! — rispose solennemente l’ufficiale.

Un gran fermento regnava intorno al castello. Il sergente, messo agli arresti, non aveva saputo o non aveva voluto dire altro che mentre faceva la ronda era stato sorpreso ed imbavagliato; solo dell’aver lasciato che i suoi sottoposti, dopo aver bevuto si fossero addormentati si confessava colpevole; pel resto si limitava a dare particolari vaghi. Contemporaneamente con la notizia della fuga del più importante prigioniero si era sparsa quella del male onde era stato colpito il Commissario che alcuni dicevano pressochè moribondo. Era un andare e venire di messi, di spie, un affaccendarsi di soldati e di ufficiali. Ognuno temeva una ripresa della lotta sospesa per la sconfitta delle due bande, sconfitta che aveva lasciato il tempo di mettersi in salvo agli ospiti del castello, fra i quali si teneva per fermo fosse la Regina.

Carmine all’alba di quel giorno dormiva saporitamente. Era andato a letto soddisfatto del dovere compiuto e sicuro che il giorno appresso avrebbe visto il suo Riccardo libero e sciolto accanto a suo padre. La cosa gli pareva così semplice da non averne dubbio alcuno, quantunque in principio si fosse mostrato così esitante. Pur comprendeva che per dare pubblicità al riconoscimento faceva duopo al duca di qualche tempo che avrebbe impiegato a far assolvere il suo figliuolo. Perciò non si era maravigliato punto nel non notare alcuna impressione negli abitanti del castello del grande avvenimento che appena divulgato avrebbe sbalordito tutta la gente di quella contrada.