— Ma no, la notizia giunse quando già ne era stato colpito.
— Forse l’avrà saputa prima. È certo che è agitato da un pensiero, che lo fa sussultare ed aprir gli occhi che rivolge alla porta come chi aspetti qualcuno.
— Quel contadino forse che è testè giunto. Non l’ho fatto entrare per chiedere il vostro parere. Non sarebbe meglio risparmiargli una emozione?
— Credo invece sia peggio che il povero Commissario stia con l’animo sospeso. Meglio dunque che entri. Certo si tratta di cosa assai grave. Del resto, finchè il commissario non avrà ripreso intera la coscienza, lei ne fa le veci. A lei dunque tocca di comandare.
— Io non voglio responsabilità — disse il maggiore. — So per esperienza che cotesti borghesi finiscono sempre con aver ragione contro di noi. L’Imperatore e il Luogotenente generale fanno un gran conto di quel vecchio che rese alla Francia ed alla Rivoluzione di grandi servigi. Io dunque darò ordine che cotesto contadino sia condotto qui.
— E io ne avviserò il Commissario.
Ciò detto il dottore entrò nella camera dell’ammalato ed avvicinandosi al letto chinossi su lui.
— Eccellenza — disse — è qui il contadino che ha fatto chiamare.
Il vecchio aprì gli occhi che ebbero una espressione di gioia profonda.
— Che venga, che venga — balbettò.