— Non ci è tempo da perdere dunque — dicevano intanto i fuggiaschi, ognuno dei quali già stringeva alla vita la cartucciera, mentre altri allacciavano le uose di cuoio.
— Sentiamo quel che dice capitan Riccardo, non precipitiamo le cose — osservarono i meno facili ad esser presi dal panico.
Riccardo e Vittoria avevan ripreso il loro fiero e risoluto contegno. Bisognava che essi per i primi mostrassero calma e freddezza di animo, ben comprendendo che si doveva lottare di accorgimento e di astuzia, non potendo per la esiguità del numero lottare contro i nemici con le armi.
— Sentiamo — disse capitan Riccardo a colui che era detto lo zoppo e che era un contadino dal viso scialbo, dagli occhietti affossati nelle orbite e dal muso volpino. — Che nuove ci porti?
— Dicevo testè a questi amici — rispose lo zoppo — che da quindici giorni non ho avuto da essi neanche di che comprarmi un pane.
— È giusto: eccoti due piastre. Ed ora parla: quanti sono i soldati che vendono per assalirci?
— Tutta una compagnia. Ho conosciuto anche colui che li guida: è Giovanni il Guercio, che conosce al par di me questi luoghi.
Un mormorio corse per gli astanti.
— Giovanni il Guercio! Ah Giuda maledetto! Gli vorrò dare tante coltellate quante piastre mi ha estorto.
— Se stasera la mia carogna non sarà fredda ed insanguinata in fondo a un burrone giuro sulla Madonna del Carmine che me ne mangerò il cuore.