— E aggiungo — continuò lo zoppo — che conosce tutte le uscite di questa grotta. Bisogna dunque far presto se non volete trovare ad ogni buco venti bocche di fucili.

— Andiamo, andiamo! — gridarono tutti insieme gli sbandati.

— Silenzio! — gridò capitan Riccardo che si era alzato volgendo un’occhiata fiera e sdegnosa ai tumultuanti, i quali, soggiogati dal severo aspetto del giovane tacquero, pur scambiandosi delle occhiate che ne esprimevano l’animo turbato.

— Non è necessario stabilire ove ritrovarci se ciascun di noi dovrà prendere una via? Non ho ancora finito d’interrogare il nostro informatore, che potrà darci altre notizie importanti...

— Null’altro ho da dire — fece lo zoppo. — Non credo v’importi sapere quel che nell’accingermi a venire qui intesi dire da uno del castello, che il Commissario civile fu stanotte sorpreso da apoplessia nell’apprendere la notizia che voi, capitan Riccardo, eravate fuggito!

— Che hai tu detto, che hai tu detto? — gridò il giovane colpito al cuore da tali parole.

— Che il Commissario civile sta per morire. Dovreste esser ben lieto di tale nuova. Non vi aveva o non vi avrebbe condannato a morte? Con la vostra fuga avete fatto voi a lui la festa!

— Il Commissario civile? Tuo padre dunque! — mormorò Vittoria che aveva anch’essa impallidito.

— E se volete che vi dica di più — continuò lo zoppo — vi dirò anche da chi l’ho saputo: da Carmine, che voi, capitan Riccardo, ben conoscete.

Tale notizia sarebbe parsa indifferente agli altri se non avessero notato il turbamento onde era stato assalito capitan Riccardo. Pietro il Toro gli si era avvicinato dando segni di stupore e insieme di angoscia.