E quei volti fieri e riarsi esprimevano un sincero dolore. Le mani si tendevano per stringer quelle di Riccardo, profondamente commosso anche lui.

Solo Pietro il Toro e Vittoria si tenevano in disparte, immobili e pensosi.

Intanto, poichè ognuno comprendeva che non si poteva indugiare più oltre, essendo stato accolto il consiglio del giovane di uscir tutti insieme per fare impeto sui nemici se mai ne avessero trovati a guardia dell’uscita, ad uno ad uno s’immisero per un angusto viottolo che riusciva alla parte del monte opposta a quella per la quale erano entrati ed ove forse i soldati non erano giunti ancora.

Quando Riccardo si rivolse vide a sè dinanzi Pietro e Vittoria.

— Perchè non siete andati via con gli altri? — disse con un accento che voleva essere di rimprovero, ma che era di tenerezza e di gratitudine.

— E dì un poco — proruppe Pietro il Toro — che avresti fatto tu se ti avessimo lasciato solo? Già, duca o principe, per me sei sempre il fanciullo a cui ho dato a mangiare il mio pane e che ho addormentato sulle mie ginocchia! Io ho ben compreso il tuo pensiero: tu vuoi tornare al castello, tu non vuoi lasciar morire tuo padre senza il conforto di una tua parola; ma dovrai dichiarare l’esser tuo e non saresti creduto, e poichè ti fanno responsabile del male che ha colpito il povero vecchio e, a dirla schietta, non han tutti i torti, ti metteranno in carcere per condurti domani in sullo spiazzo, come già avrebbero fatto!

— Hai ragione Pietro, hai ragione, tanto più che per un mio progetto ho un gran bisogno di te.

— Lo dicevo io, lo dicevo! In due potremo trovare un mezzo uno stratagemma per giungere fino al duca.

— In due! — disse Vittoria con una grande amarezza nella voce. — Non si ha bisogno di me dunque?

— Sì, sì, povera donna — rispose Riccardo intenerito e stendendole la mano. — Voi due siete i miei soli amici e sento di poter tutto imprendere. Io debbo, io voglio accorrere al capezzale di mio padre per essere benedetto se ancor vive, o per pregare sul suo cadavere. Sono io che l’ho ucciso, io che rifiutai le sue offerte, io che non volli mi riconoscesse per figlio, o meglio, fu la fatalità che ha scavato un abisso profondo fra me e mio padre. Ma non più indugi. Non hai tu due abiti da cappuccino? Noi andremo, Vittoria ed io, se ci sarà dato di deludere i soldati, ad aspettarti al molino di Geltrude: tu intanto, travestito da mendicante, andrai alla ricerca di Carmine, col quale combineremo il da fare. Che ne dici?