Il compagno di Riccardo non aveva sollevato il cappuccio che gli scendeva fin sulla fronte, lasciando all’ombra il resto del viso. Nella tonaca monacale, appariva di membra snelle, con certe linee che svegliarono i sospetti di Geltrude, la quale l’andava esaminando con evidente interesse.
— È un amico che ha rischiato più volte la vita per me e che vuol dividere la mia sorte, buona o cattiva che debba essere.
— Ah! un amico! — disse fra i denti Geltrude non lasciando di squadrare il compagno di Riccardo con uno sguardo inquisitore.
— Ebbene no — disse Vittoria facendo cadere il cappuccio — non un amico: un’amica, invece, cara comare, ma che vale quanto un uomo se non di più, se mai avete inteso discorrere di Vittoria che difese il castello.
— San Francesco di Paola! — esclamò la vecchia giungendo le mani e con una viva espressione di spavento e insieme di ammirazione. — Voi, voi che dicono così terribile, che bevete il sangue di nemici, che uccidete un uomo come io tiro il capo ad un pollastro, voi che siete così bella! Ah, se i Francesi sapessero che siete in casa mia! E dire che siete tanto vicina ad essi che stamane han mandato tutta una compagnia per ricercarvi!
— Non perdiamoci in parole, buona Geltrude — disse Riccardo, il quale aveva visto che alle parole della vecchia, Vittoria era divenuta cupa in volto. — Noi abbiamo dato appuntamento qui a Pietro il Toro che è andato alla ricerca di Carmine.
— Carmine è al castello — rispose Geltrude che non rimuoveva gli occhi dalla giovane donna, la quale pareva assai seccata dalla curiosità che destava.
— Lo so: so che il povero duca, quantunque riavutosi, lotta ancora tra la vita e la morte, e che il suo stato è disperato. L’ho appreso da alcuni carbonai. Io son qui per compiere un debito sacro: quello di rivedere mio pa... quello di rivedere il duca.
— L’avete già visto dunque, se volete rivederlo! E come avete avuto il cuore di lasciarlo? Non vi ha detto Carmine chi voi siete, che cosa è per voi quel povero vecchio? Fui io, fui io che lo indussi ad andare al castello per compiere la missione che la povera madre vostra gli aveva affidato. Egli tentennava adducendo tante stupide ragioni... Sapete come è Carmine! Un bravo uomo, un cuor d’oro, che vi ama come un figlio, ma si affoga in un bicchier d’acqua; e se non fosse stato per me, voi ancora ignorereste la vostra nascita. Come dunque vi ha fatto il cuore di fuggire, di lasciar vostro padre, quel magnifico castello, tante richezze ed anche... perchè no? oramai si può ben dire, la certezza di un matrimonio pel quale non c’è più bisogno di divenir generale? Vi ricordate quel che vi dissi un giorno, quando mi accorsi che diventavate pallido in viso a vedere una certa bella creatura, quando vi sorpresi che la guardavate con l’anima negli occhi, cacciando dal petto certi sospiri... Non ho ragione, non ho ragione? ditelo voi.
Queste ultime parole erano state dirette a Vittoria che se ne stava immobile e in silenzio. Alla dimanda della vecchia si scosse e con tono brusco rispose: