— Zitto non far chiacchiere — disse bruscamente Pietro il Toro — chè ne va della vita.

— Temo di essere stati notati, d’essere stati seguiti. I Francesi, che finora si eran tenuti sicuri, son divenuti assai diffidenti, tanto che mal veggono la mia assiduità presso il letto del povero duca. Sarebbero ben contenti di cogliermi in trappola!

E il vecchio Carmine, che era entrato l’ultimo, si mise ad origliare e a scrutar la campagna che era buia e silenziosa.

— Salite, via, salite — diceva Geltrude — Se vi dico che quel povero figlio non ne può più dall’ansia! Ma intanto datemi notizie del duca. Povero signore, quando, dopo tanto aver sofferto, poteva dirsi felice!

— Il duca non giungerà a dimani — rispose Carmine con voce afflitta.

— Ma aspettate un po’ — fece la vecchia sbarrando il passo ai suoi due amici. — Bisogna che soddisfiate una mia curiosità... nell’interesse di... via, voglio ancora chiamarlo col nome che gli ho dato sempre... di Riccardo. È venuto qui travestito da frate questuante e seguito da un fraticello, che è poi una donna... la famosa Vittoria. Vorrei sapere mo’ se se la intendono, perchè capite?....

— Va là, vecchia chiacchierona — esclamò Pietro dandole un urto che la fece venir meno. — Ti par momento questo di rivolgerci tali domande?

Carmine intanto era entrato nella stanzuccia in cui Riccardo l’aspettava. A vederlo corse a lui con le lagrime agli occhi.

— Riccardo... signor duca — fece il vecchio — siete tornato, posso ancora vedervi! Ah, che avete fatto, che avete fatto! Vostro padre vi avrebbe liberato, vostro padre era venuto nella prigione per cercare il modo di salvarvi, e la trovò vuota, sicchè credette che non vi avrebbe visto mai più. Che avete fatto, che avete fatto!

— Io voglio veder mio padre, intendi? voglio vederlo, a qualunque costo!