— Tu dove vai? — chiese lei con voce che la mal frenata emozione rendeva roca.

— Scusate, capitano — disse uno degli armigeri — la signora ha detto che avrebbe atteso fino a due ore innanzi l’alba. Bisogna far presto.

— È una donna dunque che ti aspetta! — esclamò lei cupamente.

— Siamo intesi, non è vero? — continuò il giovane senza rispondere alla domanda. — I nostri uomini non potranno tardare.

Vittoria non rispose; si era avvolta nel mantello e nascondeva in esso la faccia.

— Andiamo dunque — disse Riccardo volto agli armigeri.

E si allontanò da quella donna che, rimasta sola, stette immobile un istante, poi mormorò:

— Via, ciascuno ha il suo destino: un tale amore avrebbe fatto di me un’anima dolce, timida, buona, ed io son destinata alla ferocia, alla strage, alla devastazione! Guai, guai a chi mi si parerà dinanzi al primo scontro! Senza pietà, oramai, senza pietà!

I due armigeri seguiti dal giovane si diressero per un viottolo che conduceva dietro il castello, dal cui mezzo sorgeva una torre massiccia che aveva al basso una angusta porticina. Ivi si fermarono, e uno di essi avvicinate le labbra al buco della toppa fece sentire un sibilo sottile.

Poco dopo la porta si aprì, ma appena quanto passar potesse il braccio di un uomo.