— Eppure il diavolo mi dice che a tali estremi bisognerà ricorrere se non per l’entrata, per l’uscita. Io starò vigile sotto la finestra.

— Siamo intesi — disse Carmine. — Ed ora andiamo, ed il buon Dio ci aiuti!

E precedendo i due frati si avviò verso la porta del castello che era socchiusa e presso la quale si teneva immobile un soldato in sentinella.

— Che gente? — gridò quando vide appressarsi quelle tre ombre.

— Carmine, il confidente del duca — disse Carmine avanzandosi.

— Bene; e quegli altri due?

— L’uno è il reverendo... il reverendo padre Francesco del vicino convento, l’altro... un fraticello che l’accompagna. Il duca vuole riconciliarsi con Dio.

— E bisogna che tu ti concilii con l’ufficiale di guardia — disse il soldato bruscamente. — Cotesti fratacchioni non han mai messo il piede fra noi. Sergente — disse poi volgendosi allo interno — avvisate l’ufficiale che due monaci chieggono di essere condotti nella camera di Sua Eccellenza il Commissario.

Poco dopo un ufficiale, che al certo era stato allora allora svegliato, apparve sulla porta.

— Cosa c’è? — disse. — Anche i frati adesso?