— Riposa? — chiese loro Carmine.

L’ammalato giaceva supino con gli occhi socchiusi.

— Sì, da un pezzo — risposero sottovoce. — Ha chiesto di voi, e noi gli abbiamo detto che sareste tornato fra breve.

— Andate dunque a dormire nei vostri letti. Veglierò io.

— Ma il dottore ci ha ordinato di non muoverci...

— Non vi ha imposto il signor duca di ubbidirmi in tutto? Che bisogno ha della vostra presenza qui se ci sono io? Inoltre, nell’anticamera vi sono i due frati che in nome suo ho indotto a venir qui, certo per discorrere di cose assai gravi e segrete.

I due valletti, in verità, avevano protestato solo per isgravio di coscienza, ben lieti di poter dormire nei loro letti. Si alzarono e andarono via, mentre Carmine si avvicinava al giacente.

— Carmine! — disse il duca, sollevando pesantemente il capo.

Due candele spandevano un fioco chiarore per la stanza, lasciando nell’ombra il lettuccio.

— Signor duca, signor duca — disse Carmine piegandosi su lui — siete in grado di sopportare una nuova che v’inonderà l’anima di gioia?