Col cappuccio sul volto Vittoria si teneva immobile, appoggiata, allo spigolo della porta.
Per un pezzo non si udirono che i singulti di Riccardo ed il rantolo del vecchio che lo sforzo e la emozione aveva vieppiù prostrato. Aveva messo la mano sul capo del figliuolo e con gli occhi in alto, le labbra tremanti, pareva che pregasse.
— Sei tornato! — disse infine con voce lenta e tra l’uno e l’altro rantolo. — Non ti aspettavo più, non ti aspettavo più! Perdonami se ho dubitato di te... Lo so che non potevi amarmi... Fu tua madre, che ti mandò, perchè la gioia dell’ultima ora compensasse i dolori di tutta la mia vita. Debbo ad essa se tu ti sei inteso mio figlio quando eri già fuggito da me! Alzati, che io ti vegga... Che l’immagine tua si chiuda negli occhi miei. Alzati.
Riccardo si alzò. Con gli occhi ancor gonfi di lacrime contemplava il padre in preda ad una tenerezza profonda che sentiva prorompere da tutto l’esser suo. I loro sguardi si confondevano, e le anime in quel muto linguaggio fondevansi come se cancellar volessero quei trenta anni nei quali eran vissuti l’uno ignoto all’altro. Nè il padre nè il figlio pensavano al pericolo che sovrastava in quell’ora solenne per essi.
— Io muoio — continuò il duca — muoio perchè la mia vita trascorsa nel dolore non può continuare nella gioia; muoio benedicendo il destino che ha voluto i miei occhi si chiudessero nell’unico raggio di sole della mia esistenza. Io voglio, intendi? io voglio che tu proclami il tuo diritto, che tu prenda il mio nome: questo t’impongo, nè con ciò intendo che tu venga meno al tuo dovere. Carmine ti darà il mio testamento. Il ceppo della nostra famiglia metterà in te nuovi rampolli, e se il tuo cuore ha parlato, se, come Carmine mi ha detto, tu porti nel cuore un amore per la figlia di colui al quale perdono, tutto tutto perdono, che lassù pregherò anche per lei!
— Padre — rispose il giovane — io non andrò via se prima non vi saprò guarito.
La commozione, il dolore, gli avevano per così dire tolto il senso della realtà. Egli aveva obliato che era in mezzo ai nemici, aveva obliato che già era condannato all’estremo supplizio anche prima che il Consiglio di guerra si fosse riunito.
— Ah — disse il vecchio, che non poteva farsi illusioni — nello stato in cui sono io non potrei salvarti se i tuoi nemici ti scoprissero. Va, fuggi, figlio mio, poichè questo il destino ha voluto. So che ogni istante della mia gioia è un pericolo mortale per te. Va, e che possa ben presto rientrare qui, nel castello dei tuoi padri, superbo del tuo nome e del lustro che a tal nome avrai dato; che vi possa rientrare al braccio della sposa del tuo cuore, nelle cui vene pure scorre il nostro sangue.
— Essi vengono, essi vengono! — gridò Vittoria di un tratto, correndo al giovine e tentando di trascinarlo verso la stanza attigua ove era la finestra a piè della quale Pietro il Toro aspettava.
Ma il giovine, incurante del pericolo, sordo alla voce di lei, aveva preso fra le mani il capo canuto del padre e singhiozzando lo copriva di baci.