La parola del giovane calma, lenta, improntata ad una profonda malinconia, nera ma senza tracotanza, aveva accresciuto lo stupore degli astanti che si scambiavano degli sguardi di meraviglia, nessuno osando, neanche il maggiore, d’interromperlo.
Il giovane continuò:
— E se sono qui, fra voi, pronto a subire la mia sorte, io che mercè due amici devoti potei infrangere le sbarre della vostra prigione e fuggire, gli è che il mio cuore di figlio non seppe più oltre resistere nel sapere mio padre moribondo per causa mia. E tornai qui fra voi miei nemici, tornai qui come capitan Riccardo. Ora, proclamato innanzi a voi da mio padre per duca di Fagnano, son pronto a giurare di non prendere più le armi contro di voi, di lasciar questi luoghi come avrei fatto se la triste nuova non fosse giunta al mio orecchio.
— Figlio mio, figlio mio! — mormorava il vecchio che prostrato dall’immane sforzo era ricaduto sul suo lettuccio.
Il maggiore taceva pensoso, non sapendo a qual partito appigliarsi. La lealtà del giovane gli aveva destato una grande ammirazione, come il suo affetto filiale una grande riverenza. Soldato fra i più prodi, riconosceva di aver dinanzi un valoroso ed era sicuro che il giovane avrebbe attenuto la promessa. D’altra parte, come sotto gli occhi del padre morente trarre prigioniero il figlio, che sol per compiere un sacro dovere, con temerario ardire era tornato fra i suoi nemici?
Volse attorno lo sguardo per leggere nel viso degli altri il loro pensiero e comprese che essi erano al par di lui commossi ed ammirati.
— Qui non comando io — disse infine il maggiore. — Il signor Commissario civile ha pieni poteri; tocca a lui dunque di accettare o respingere il patto che imponete. Il Commissario civile che vi ha riconosciuto per figlio non vorrà certo vi si faccia violenza.
Parve al maggiore che fosse questo il mezzo di cavarsela senza compromettersi. Un mormorio di approvazione corse per gli astanti che continuavano a guardare con curiosità benevola il loro nemico, a cui accresceva prestigio l’esser figlio di uno dei più nobili signori di quel Regno e che oramai aveva il diritto di sostituire al suo nome di guerra quello altamente illustre della sua famiglia.
— Grazie, signor maggiore — rispose il giovane mentre si muoveva per tornare al letto del padre.
— Beninteso — continuò il maggiore trattenendo il giovane con un gesto — che un tal patto non riguarda che voi, non i vostri amici e i vostri dipendenti, quelli che vi furono complici anche nella fuga e che vi accompagnarono qui; e perciò io ordino che sia arrestato quel fraticello, il quale se non erro è una vecchia conoscenza di molti di noi che lo han visto con la carabina impugnata ed il coltellaccio al fianco.