— Me lo prendo da me un tal diritto. Dite alla signora che se mi vuol ricevere così come sono... Via, è inutile insistere: andate a portar la mia risposta.
Dovettero comprendere che il giovane non avrebbe ceduto perchè uno degli armigeri, dopo aver confabulato coi compagni, salì per una scaletta e in breve disparve.
— Che il capitan Riccardo mi segua — disse poco dopo dall’alto della scala.
Il giovane si tolse il mantello, che raccolse sul braccio. Nel pittoresco costume adottato dai capibanda: giubba di panno bruno sulla quale si ripiegava il collo della camicia, panciotto e braghe di velluto turchino con quattro fili di bottoni argento, stivali di vacchetta fin su il ginocchio, una cinta di cuoio gialla affibbiata alla vita da due massicce borchie d’argento, e cappello a cono con un ciuffo di penne di gallo e lunghi nastri di velluto; in tal pittoresco costume vieppiù bella e fiera appariva la sua figura. Quando entrò nell’anticamera che aveva alle pareti due grandi specchi e che, quantunque fosse già vicina l’alba, era illuminata dai ceri di un gran candelabro, volse uno sguardo alla specchiera, e soddisfatto del breve esame si avvicinò alla porta che vide innanzi a sè e presso alla quale si temevano ritti due valletti in una livrea che non era quella del duca.
I due valletti s’inchinarono e uno di essi aprì la porta. Il giovane la varcò pur cercando di dissimulare la sua emozione; ma sentiva come un tremito per le membra credendo che si sarebbe trovato dinanzi alla sconosciuta di quella notte fatale; invece retrocesse con un grido di sorpresa.
A sè dinanzi, ritta presso un tavolo, aveva visto Alma, la figliuola del duca.
La soave leggiadria della giovinetta era divenuta vieppiù luminosa e bianca: pareva che da lei s’irradiasse un nimbo che tutta l’avvolgeva, ond’egli abbagliato non giungeva a discernerne i tratti: ne vedeva soltanto l’ineffabile assieme. Si tolse il cappello e si tenne ritto a lei dinanzi non trovando parole da rivolgerle.
— Ho l’incarico di pregarvi — disse la giovinetta — di pazientare un momento.
Egli sentiva che il cuore gli tremava, che non gli sarebbe possibile profferir parola. Per quanto sapesse che era quello il castello di lei, che lei era tornata in compagnia della sconosciuta che dicevano sua amica, non si aspettava di vederla, nè di trovarla lì sola: gli pareva così strano che lei gli avesse rivolta la parola, gli pareva così strano ch’ei respirasse la stessa aria che lei respirava, così inaudito che la stessa luce avvolgesse entrambi, da non credere a se stesso, da non credere ai suoi occhi, da non credere alla sua vista. E alla presenza di quella creatura avrebbe parlato a quella donna, la cui immagine si associava ad una folle notte di amore? Gli pareva qualcosa di così indegno, di così sacrilego come se il candore della siderale giovinetta potesse restarne macchiato.
— Noi del resto ci conosciamo — riprese la duchessina. — Non foste voi che, or fan molti anni, trovaste e mi rendeste una collana che avevo perduta?