— Sì — rispose lui, più con un cenno della testa che con le labbra.

Ah, quel ricordo come lo respingeva nella miseria, nella oscurità, nella vergogna del suo stato! Ella gli ricordava gli anni in cui era un povero contadinello, un povero figlio della gleba nato per strisciare sul suolo che i privilegiati della fortuna calpestavano! Pure quel ricordo, che lo aveva colpito al cuore, produsse in lui come una reazione. Era proprio a lui che si era ricorso per difendere quella casa, era proprio a lui che si chiedeva di esporne la sua vita per difendere quella di lei! Ebbe negli occhi un lampo di fierezza, si raddrizzò sulla persona e disse:

— E spero adesso di rendervi un servigio ben più grande difendendo il vostro castello.

— Non a me — rispose lei con alterezza — ma a colei che sola qui ha il diritto di comandare e che si è degnata d’incaricarvi della sua difesa.

In ciò dire si rivolse; la porta in fondo si era aperta ed una donna vi era apparsa. A quelle parole e a quella visione Riccardo era rimasto come intontito.

— Se Vostra Maestà ha degli ordini da dare, suoni onde io possa accorrere.

— La Regina! — mormorò il giovane, retrocedendo come se avesse visto ed udito qualcosa di spaventevole.

Carolina d’Austria, che aveva fatto voto di vestire di nero finchè non fosse tornata sul suo trono di Napoli, fissava il giovane con una espressione di compiacenza e insieme di ammirazione, quantunque nel vederlo così sbalordito non potesse trattenere un sorriso che rispondeva a un suo interno pensiero.

— Va, figliuola mia, va — disse rivolgendosi alla giovinetta, ma pur continuando a fissare Riccardo. — Il segreto della mia presenza qui non doveva esser nascosto a questo nostro fedelissimo e valoroso soldato, mentre per tutti io non sono che un’amica della duchessa di Fagnano.

La giovinetta fece una riverenza e mosse per andar via, ma giunta all’uscio guardò Riccardo con uno sguardo vago che rapidamente distolse.