La Regina e il capobanda rimasero soli.
Era lei, era lei la sconosciuta, lei, la Regina? Ah, no, no, per quanto tutti gl’indizi più evidenti lo persuadessero che non poteva essere altra. Con uno sforzo della mente richiamava l’immagine di quella donna che aveva avuto tra le braccia nella penombra di un’alcova e la paragonava alla donna che aveva dinanzi in tutta la sua regale maestà. Sì, i tratti eran quelli, gli occhi azzurri e dolcissimi eran quelli, ma il resto, il resto sfumava come in un sogno. Possibile, possibile che egli per tutta una notte avesse avuto fra le braccia quella regina? Possibile che avesse baciato quella bocca, che avesse affondato la mano nella massa di quei capelli? Possibile che tutte, tutte le bellezze di quella figlia d’imperatori fossero state sue, e che egli avesse baciato quella fronte su cui posava un diadema regale?
No, esser doveva ben altra la donna che gli si era data, che le somigliava forse. Somigliava? Ma la voce non era la stessa e non ne sentiva ancora l’eco in tutto l’esser suo?
Tutti questi pensieri gli passarono rapidamente pel capo. Intanto si teneva immobile, mentre la Regina, per dargli forse il tempo di riaversi e per studiarne la fisonomia, fingeva di leggere un foglio, pur di sottecchi non perdendo di vista il giovane.
Ma poichè il silenzio incominciava ad essere imbarazzante per entrambi, ella lasciò cadere il foglio sul tavolo e gli si rivolse dicendogli:
— Mi siete raccomandato da una mia buona amica che molto vi deve. So che una notte a Napoli rischiaste la vostra vita per salvar la sua; so inoltre che siete valoroso e leale...
Egli ascoltava vieppiù sbalordito. Il mistero dunque continuava? Mentiva quella figlia d’imperatori, mentiva come la più umile, la più comune delle donne, o era proprio così, proprio così come ella diceva?
— Sedete — disse lei — dobbiamo discorrere un pezzo, e non siamo qui a Corte dove dareste scandalo ai cortigiani.
Sedette, potremmo ben dire, come un automa, tanto quel che accadeva parevagli strano.
— Quell’amica — continuò la Regina che aveva tra labbro e labbro un malizioso sorriso — ha vissuto sempre memore di voi; ma ben gravi ragioni le impedirono per tutto un anno di attenere le sue promesse. Per quanto la Provvidenza l’abbia posta assai in alto, anche lei ha i suoi dolori, circondata com’è da malvagi e mortali nemici, dei quali trionferà, trionferà... e allora i cuori devoti, i cuori fedeli avran da lei il compenso che meritarono.