— Volpino: occhio sicuro ed orecchio finissimo. Dall’altra parte il Marinaio, che esercitò lo sguardo quando faceva il pirata. Ci fido come su me stesso!

— Quanti i morti oggi?

— Dieci, e quindici feriti. Di questo passo, se non pensiamo a far delle reclute, fra un mese resteremo Cola, fra Cola e il Priore!

— È vero! — disse Pietro il Toro chinando il capo e continuando a fumare.

— La sai la notizia? — disse infine il Ghiro. — Vittoria, l’amante del Vizzarro, si è divisa da lui e fa banda da sè. Comanda venticinque Senesi, venticinque diavoli che a suo cenno sarebbero capaci di assalire un reggimento. Ebbene, ha chiesto di unirsi a noi: riempirebbero giusto giusto il vuoto dei venticinque che abbiamo perduto.

— Ne sa niente capitan Riccardo?

— No, non gliel’ho detto ancora. Non ho avuto cuore d’avvicinarmi: quei dieci morti, quei quindici feriti gli stan sulla coscienza come se fosse stato lui a colpirli. Si sa, chi va al molino s’infarina e chi fa alle schioppettate uccide od è ucciso.

— Non è questo, non è questo — mormorò Pietro scuotendo il capo. — Vuoi saperlo? Gli è che da un anno facciamo un tal mestiere senza alcun costrutto. Almeno al tempo del Cardinale, in cinque mesi riacquistammo il Regno; invece adesso è trascorso un anno e si è sparso tanto sangue inutilmente!

— Insomma che mi consigli? Gliene parlo dell’offerta di caporal Vittoria?

— Una femmina! Non ci mancherebbe altro, perchè vorrebbe comandar lei i suoi venticinque. No, no, siamo rimasti in quaranta, decisi tutti a durarla fino all’ultimo. Meno siamo e più presto sarà finita. Erano tante le mie e le speranze di quel povero giovane! Ah, se il destino non gli fosse stato nemico fin da quando venne al mondo! Vedi, quello lì era nato per esser ricco, felice, potente. Io non ho al certo il cuore tenero, ma quando penso a certe infamie....