— Bevi almeno...
Prese una bottiglia ed era per mescere il vino nel bicchiere, quando, rimanendo col braccio ripiegato, alzò gli occhi in viso al giovane e gli disse:
— Nelle mie montagne chi accetta a bere del vino, vuol dire che accetta anche l’amicizia di chi glielo offre; e tu accetti la mia, non è vero?
— Perchè ne dubiti? — rispose lui bevendo di un fiato il vino che ella gli porgeva.
Non rispose, ma appariva, per quanto simulasse calma e spensieratezza, che era turbata da un pensiero. Si diede a mangiare in silenzio; poi con aria sbadata, come se non desse importanza alcuna alle parole:
— Credi tu — disse — che, dopo giunta la mia banda sia andata a riposare del lungo cammino? Mancava un’ora all’alba, mi ammantellai e me ne andai gironzando intorno al castello. Ci era una finestra illuminata sulla torre innanzi lo spiazzo. Attraverso i vetri vidi due ombre, quella di un uomo e quella di una donna. Poi era già l’alba allorchè tu uscisti. Chi era quella donna?
— Non la conosco — rispose lui impallidendo.
— Non la conosci? Via, per quanto io oramai sappia più come si carica un fucile e come si tende un agguato, non sono così inesperta di certe cose da non comprendere che una donna non riceve di notte un uomo nelle sue stanze senza che quest’uomo almeno la conosca. Ed è anche una bellissima donna.
— Che ne sai tu? — gridò il giovane.
— Eh, via, non andare in collera! Non sono un uomo, per poter suscitare la tua gelosia! Lo so perchè stetti colà in agguato con gli occhi a quella finestra, finchè lei non comparve. Fu un istante, ma mi bastò. La riconoscerei fra mille, anche fra venti anni. Sai tu a chi somiglia, lo sai tu?