— Noi dunque — gli disse con voce diversa dall’ordinaria, tanto era dolce — combatteremo l’uno a fianco dell’altro. È stato questo il mio desiderio ardente anche allorchè credevo che non ti avrei mai più riveduto. Ebbene, vuoi essere il mio fratello d’armi, come un tempo si diceva? Vedi che serbo ancora qualche ricordo dei libri che leggevo a casa...

E disse ciò sorridendo amaramente.

— Sì — rispose lui commosso — sì, sarò il tuo fratello d’armi.

— Non temere, non temere: non ti chiederò il tuo segreto. Comprendo che ne hai uno che spiega tutto, spiega tutto e perciò vedi che non te ne voglio. Però penso che se ci fossimo incontrati... e se tu fossi stato quale io... ti avrei voluto, di che non saremmo stati capaci noi due! Ma il destino ha voluto così! Io ci credo al destino, e tu?

— Anche io — rispose lui gravemente.

— Senti dunque... Se mai difendendo il castello e... e le persone che vi son dentro io dovessi cader ferita... se morrò in sul colpo non voglio da te che un bacio, solo un bacio sulla fronte, ma se cadrò ferita promettimi che mi ucciderai, perchè non voglio, intendi? non voglio cader viva in mano di quella gente... Avrei chiesto un tal servigio ad uno della mia banda, ma mi sarà ben dolce di morire per la tua mano... Me lo prometti?

— Te lo prometto.

— Se cadrò prigioniera, ci ho già pensato. Catturammo un povero diavolo di farmacista e pel suo riscatto non volli che del veleno, un potente veleno che conservo in questa fiala.

E in ciò dire mostrò al giovane una fiala d’oro.

— L’ho sperimentato, sta sicuro: uccide in men di un amen; l’ho sperimentato su un povero cane ferito; girò tre volte su se stesso poi cadde come fulminato. Ah, un’altra cosa... Se morrò, mi trarrai dal collo una catenina che ha sempre portata meco. Me la diede mia nonna, l’unico essere che mi abbia veramente amato in questo mondo... e la terrai per mio ricordo.