— Sei ben triste tu; perchè sei così triste? — disse Riccardo che si sentiva compreso da una grande tenerezza per quella giovane donna la quale gli si rivelava tanto diversa della sua fama — Non è certo la prima volta questa che ti sei accinta a combattere. La tua fama è sparsa dovunque e il nome della tua banda desta il terrore nei nostri nemici.

— È vero, è vero. Al Passo del gatto eravamo in venti contro ben centocinquanta Francesi; noi però eravamo sull’altura appostati dietro i castagni del colle e combattemmo per tutta una giornata, finchè rimanemmo solo in cinque; ed io andavo carponi raccogliendo le munizioni dei morti. Ed ero così allegra, mentre intorno a me gemevano i feriti, e giù in fondo vedevo mucchi di cadaveri che i colpi della mia carabina facevan divenire sempre più grandi. Eppure ero stata così lieta e tranquilla aspettando i soldati, nè alcun pensiero di morte mi passò pel cuore. Quando assaltammo Soriano, mi divertivo nel tirare al bersaglio alla chierca di quei monaci grassi e grossi che avevan fatto comunella coi nostri nemici: e nel bosco di Rosarno io sola credo di averne uccisi più di dieci di cotesti stranieri, e prima e poi ero allegra come un fringuello. Ora invece, non so perchè, non so perchè, sento come una tristezza. Credi tu che sia paura, credi tu che sia paura?

E lo guardava con gli occhi scintillanti mentre con mano vigorosa ne stringeva le braccia.

— Chi oserebbe supporlo? — rispose lui.

— È dunque inesplicabile questa mia tristezza. La morte non mi spaventa: infine, tanto qui che colà... Del resto, ho la tua promessa che manterrai non è vero, che manterrai!

— Sì — rispose Riccardo — se prima di te non sarò io costretto a chiederti un tal servigio.

In questo s’intese un calpestio su per la scaletta: poco dopo comparve il vecchio che la mattina aveva additato a Riccardo il luogo in cui avrebbe trovato la banda.

— Il signor duca vi aspetta nel castello — disse volgendosi ai due capibanda.

— Ed ora — fece lei gaiamente — assumiamo l’aspetto di comandanti d’esercito ed andiamo al Consiglio di guerra.

Uscirono sullo spiazzale che era tutto deserto, come deserte erano le campagne, chè l’arrivo delle banche e la voce dell’imminente sopraggiungere dei Francesi avevan fatto fuggire gli abitanti i quali prevedevano quali danni avrebbe arrecato a loro l’urto delle due fazioni. Anche il paesello che biancheggiava in fondo pareva sentisse l’appressarsi della tempesta: le case dei benestanti eran chiuse, e i poveri che non avevan potuto altrove rifugiarsi, se ne stavano accovacciati nei loro tuguri, non osando uscir fuori in busca di che sostentarsi. Finallora quel luogo era rimasto immune dai danni della guerra, chè la banda di capitan Riccardo se n’era tenuta lontana per risparmiare appunto al paesello gli orrori di uno scontro il quale, qualunque ne fosse la sorte, riusciva sempre