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che essa fra poco sarebbe stato il teatro di una lotta sanguinosa forse anzi ne sarebbe divenuto il centro.
L’istesso vecchietto li aspettava innanzi al gran cortile per le cui diverse scale si saliva agli appartamenti. Tutti gli armigeri del duca vi si erano raccolti e bisbigliavano tra loro come per comunicarsi gravi notizie. A tutti pareva ben strana quella risoluzione del loro signore di opporsi ai Francesi: è vero che egli apparteneva alla Corte dei Borboni e che si era con essi rifugiato in Sicilia. Ma poichè non si era opposto al nuovo governo, i suoi beni erano stati rispettati, nè i Francesi erano apparsi in quelle contrade che per fare vani tentativi contro la banda di capitan Riccardo. Perchè dunque con una resistenza di cui non si comprendeva l’utilità esporre tanta povera gente non solo ai rischi di una difesa che non avrebbe potuto durare a lungo ed alle crudeli rappresaglie che ne sarebbero derivate?
Eran questi i discorsi che bisbigliavano tra gli armigeri e i guardiani del duca. Pure era tanta la tradizionale riverenza ai voleri di lui, era tanto il timore che incuteva il suo nome che nessuno aveva osato rifiutarsi. Era nella coscienza di tutti che presto o tardi i Borboni sarebbero tornati nel loro regno, e di quale vendetta non sarebbe stato capace il loro signore e padrone contro chi si fosse rifiutato di accorrere in sua difesa?
— Siamo tra l’incudine ed il martello — diceva un vecchio guardiano che portava ad armacollo un arrugginito fucile. — Da venti anni avevo messo in un canto questa vecchia carabina ed ora ho dovuto riprenderla. Tra l’incudine ed il martello, ripeto. Se buscherò una palla in fronte chi penserà a mia moglie e ai miei figli? Ed anche che ne esca vivo, non sarò appiccato come una carogna?
— Sì, ma se ti rifiutavi, quando il duca tornerà col Re, e non passerà molto tempo, non saresti stato impiccato lo stesso?
— E perciò dico che siamo tra l’incudine e il martello.
— Io osservo però — disse un giovane contadino dagli occhi arditi, sulla cui folta capellatura posava a sghembo il cappello a cono — che dei due mali devesi scegliere il minore; io scelgo quello che mi impone il dovere checchè accada. Se non difendiamo noi il Re, che è il padrone dattoci da Dio, chi lo difenderebbe? E col Re non difendiamo le nostre case, le nostre famiglie, le nostre chiese nelle quali questi eretici maledetti, come dice il parroco, fanno le più brutte cose?
— Tu temi per la tua giovane e bella moglie — disse uno degli armigeri — perchè sai che ai francesi piacciono le pollastrelle.
Il giovane ebbe un lampo d’ira negli occhi.