— Io ci ho palle e ci ho polvere per custodirla, e non sono un gallo da farsela fare sul muso. Parlo così perchè così sento; sono i vigliacchi... non dico per te, massaro Biase: tu sei vecchio e i vecchi tengono alla vita assai più dei giovani... sono i vigliacchi che esitano quando si tratta di difendere la propria casa e la propria religione...

— Sì, ma voi non pensate ad un guaio più grosso — aggiunse il vecchio Biase guardandosi intorno e parlando vieppiù sommesso — che ci si accumuna coi... coi briganti? Pei francesi non sono che briganti coloro i quali scorazzano pei nostri monti con le armi in pugno...

— Come eran briganti i repubblicani per noi all’epoca del Cardinale — disse un armigero che aveva fatto parte delle bande sanfediste. — Per briganti li fucilavamo.

— E dunque?

— E dunque, poichè siamo nati incudine bisogna pur subire i colpi di chi è martello. Ora è martello per noi tanto il Re legittimo quanto quello che si dice sia ora seduto sul trono di Napoli. Rispondo adesso ad Angiolino — e in così dire si rivolse al giovane dal cappello a sghembo — che i vigliacchi son coloro che arretrano innanzi alle bocche delle carabine, non coloro che disputano sul perchè si debba esporre la vita. Quando il sangue sale agli occhi, allora non si pensa più nè al come nè al perchè, e si uccide finchè non si resta ucciso.

— Ebbene, volete vi dica perchè il duca che avrebbe potuto fuggire magari travestito, ha deciso di difendersi, volete ve lo dica?

— Sì, sì, tanto più che forse l’ho ben compreso anch’io.

— Per quella signora amica di sua figlia.

— Lo credo anch’io.

— Che dev’essere un pezzo grosso.