— Io so ch’è un’assai bella femmina, alla quale il duca bacia la mano, come farebbe col parroco e col vescovo.

— L’hai visto tu?

— L’ho visto coi miei occhi. Io finora sapevo che la mano si bacia soltanto ai frati ed ai sacerdoti... Ma zitto, zitto: ecco capitan Riccardo con... con... Diavolo, ma quella lì è una bella femmina!...

— Non lo sapevi? Una femmina di cui si contano cose terribili. Se volesse darmi un bacio io direi di no, quantunque sia così bella... temerei che invece di un bacio mi desse un morso...

In questo, preceduti dal vecchio familiare del duca, entrarono nel cortile i due capibanda. Tacque il bisbiglio e gli occhi si rivolsero curiosi sui due giovani, bea noti per la loro fama. I quali, salendo una scaletta, furono in breve innanzi a una porta guardata da due valletti in livrea simile a quella che Riccardo aveva già visto la notte precedente.

— Il duca vi attende — disse uno dei valletti aprendo la porta e facendosi da parte.

Il duca sedeva innanzi a uno scrittoio ingombro di carte. Dietro a lui scendeva una cortina di seta che impediva si vedesse nell’attiguo gabinetto verso cui furono attratti gli occhi di Riccardo che innanzi a colui il quale nella riunione dei capobanda era intervenuto per mandare a monte l’elezione di un capo supremo, non seppe trattenere un certo senso di disdegno che gli si dipinse nell’aperta e franca fisonomia. Il duca pareva preoccupato; poi, vedendo entrare Vittoria, sorrise e le si rivolse dicendo:

— Si tratta di rendermi ora un servigio assai più importante dell’altra volta. Allora si trattava della mia vita; ora si tratta di quella di mia figlia e... della sua amica.

In ciò dire volse lo sguardo al giovane, il quale comprese che il duca sapeva essere stato lui la notte innanzi ricevuto dalla Regina.

— Il nostro mestiere è appunto di rendere cotesti servigi — rispose lei — e purchè non ci se ne chieggano degli altri...