Il duca arrossì, ben comprendendo l’allusione, ma si rimise tosto e continuò:
— Comprenderete che non mi lusingo punto di riuscir vittoriosi. Noi commettemmo una grande imprudenza qui venendo ingannati da coloro che dicevano trionfante in questa provincia l’insurrezione. Sperammo darle maggior vigore con la nostra presenza e renderla vittoriosa anche nelle altre. Potemmo giungere fin qui senza destar sospetti, ma pare che la nostra partenza dalla Sicilia sia stata denunciata dalle spie che ivi hanno assoldato i francesi, e che si sospetti il vero, cioè esser noi qui rifugiati. Ora, che bisogna fare? Io so il vostro piano — e in così dire si volse a Riccardo — e l’approvo. Che ne dite voi?
— L’approvo anch’io — rispose Vittoria a cui era diretta tale domanda — quantunque l’ignori. Io non voglio sapere altro che il dove e il quando si dovran menare le mani.
— A noi bisogna che il nemico accorra qui con tutte le sue forze onde lasci libera la strada che mena al mare.
Mentre il duca parlava Riccardo teneva fisso lo sguardo sulla cortina che aveva visto muoversi, onde era sicuro che qualcuno vi fosse dietro. Chi mai poteva essere se non la Regina? Vittoria aveva seguito lo sguardo del giovane e fissava anche lei il punto da lui fissato mentre si mordicchiava le labbra e fiamme d’ira le si accendevano nello sguardo.
— So — continuò il duca — che esso si avanza per tutte le vie e con esso viene anche un commissario civile con le più ampie facoltà; ciò che mi fa credere ben fondati i miei sospetti. Tocca a voi disporre i vostri uomini perchè la difesa possa protrarsi a lungo; a me di preparare la fuga e di carpire il momento propizio. Di più vorrei dirvi, ma chi comanda qui non sono io: io non posso che invidiar voi chiamati a rendere un così gran servigio alla causa regale; il vostro nome resterà memorabile nella storia di questa guerra e desterà una nobile invidia nei cuori più fedeli e più devoti. Nulla vi prometto, chè il vostro servigio è superiore ad ogni premio, ma Colei la cui semplice lode sarebbe per un cuor generoso il premio più ambito, saprà un giorno spander su voi la sua grazia.
In questo la cortina, tratta da una bianca mano, si aprì e nel vano della porta comparve la Regina.
— E la sua riconoscenza! — disse con voce grave.
Il duca si rivolse con un gesto di sorpresa e insieme di dispetto; ma l’abitudine cortigiana lo vinse e dissimulando fece un profondo inchino e si trasse in disparte. Riccardo e Vittoria si erano alzati e si tenevano muti ed immobili; però nessuna sorpresa si leggeva nel volto di Vittoria, come se a lei già fosse nota la presenza in quella casa di Sua Maestà.
— Sì, la riconoscenza — riprese lei. — Lo so, signor duca, che in cuor vostro mi rimproverate il mio intervento, ma ho ubbidito a un impulso che non ho saputo dominare. Perchè nascondere la mia presenza qui a questi due cuori valorosi e fedeli che si apprestano a sacrificar la loro vita per la nostra salvezza? Si può ben venir meno al convenzionalismo della Corte allorchè si tratta di esser riconoscenti con chi è disposto a morir per noi!