— È questo il dovere di ogni suddito fedele — disse il duca.

— Sì, ma ai tempi che corrono non è da tutti inteso: ora noi se sapremo, quando Dio vorrà, punire coloro che ci si ribellarono, e quindi si ribellarono a Dio che ci diede il regno — e qui i suoi occhi si accesero di ferocia — sappiamo premiare coloro che nello infortunio si serbarono fedeli. Duca, coprite col nome di questo giovane un brevetto di colonnello che Sua Maestà il Re ha firmato in bianco.

— Ma... — fece il duca.

— Così voglio! — esclamò lei con un’occhiata tanto fiera che il duca piegò la testa, e fattosi allo scrittoio prese un foglio che riempì e che poi porse alla Regina.

— Ed ora — disse questa porgendo al giovane il brevetto — nessuno vi contesterà il diritto di portare il titolo del vostro grado, che avete conquistato con le vostre eroiche imprese. Il grado che vi è conferito è il premio del Re; ora eccovi il premio della Regina.

E sciogliendosi un ricco nastro dal seno lo porse al giovane inginocchiato.

— Alzatevi, colonnello, e che Iddio vegli su voi e sui sudditi al par di voi fedeli e valorosi.

Durante tale scena Vittoria e il duca si erano tenuti immobili, compresi da un sentimento diverso, ma per entrambi assai amaro. Il duca sentiva istintivamente una certa repulsione per quel giovane che sapeva essere un trovatello di quei dintorni, la cui fortuna gli metteva nell’anima un livore del quale non avrebbe ben saputo dire la causa, se non fosse perchè era figlio della gente a lui soggetta. Si sa che da noi il proprio compaesano si odia assai più che lo straniero, e che la fortuna di persona che ci è legata per rapporti o di patria o di amicizia, o di semplice conoscenza fa assai più invidia della fortuna che tocchi a persona la quale non abbia con noi alcun rapporto. Sapeva inoltre che la notte innanzi quel giovane era stato ricevuto dalla Regina, la quale s’era intrattenuta circa due ore con lui, e vagamente aveva inteso discorrere di una certa avventura in Napoli della Regina con uno dei capibanda invitati da lei ad una riunione: tutto questo lo irritava e gli produceva un sordo risentimento per l’ostinatezza ad avventurarsi in quel viaggio del quale su lui sarebbe ricaduta tutta la enorme responsabilità se mai alcun sinistro fosse accaduto alla Regina, e che in ogni modo gli sarebbe costata la confisca di tutti i suoi beni fin allora rispettati dai francesi. Ah, gli costava ben caro il favore ottenuto della successione al titolo ed ai feudi di suo fratello, per la quale non si era andati tanto pel sottile e si era chiuso un occhio sulla illegalità dell’investitura!

Vittoria invece da un ben altro sentimento aveva stretto il cuore. A lei non era sfuggito con quale ardore di passione la Regina contemplava capitan Riccardo; a lei non era sfuggito che rapporti più intimi intercedevano tra il giovane e la superba figlia di un’imperatrice. Quantunque avesse ben compreso che dal giovane non poteva ottenere che un’affettuosa amicizia, pure il vedere a sè dinanzi la donna che le contendeva l’amore di Riccardo le produceva un’angoscia ineffabile. Non era la Regina per lei, era la rivale, e tutta la selvaggia passione che il giovane le aveva suscitato le fremeva nel cuore e le ardeva vieppiù nel sangue.

Carolina d’Austria intanto, capace d’intendere i cuori dal viso e che di nulla si maravigliava di ciò che era un effetto delle umane passioni, ben sapendo che ci è da aspettarsi anche le più strane e insieme le più nuove cose dall’incontro di due cuori e di due giovinezze, guardava con una certa diffidenza quella donna della quale non ignorava l’indole e i casi. Pure le si rivolse con un benevole sorriso, chè nessuno più di lei sapeva dissimulare gli affetti dell’anima.