E continuava a guardarlo negli occhi tenendolo per gli omeri, sicchè i loro aliti si confondevano e lui sentiva sul petto il seno di lei fremente e palpitante.

— Oh! — rispose Riccardo — che io muoia come un cane randagio: che il mio nome suoni infamia pei secoli se mai mancassi, o Regina! Se i vostri nobili vi tradiscono, se coloro ai quali prodigaste onori, privilegi, benefici, congiurano contro di voi, e fra i duchi e i principi non havvi un sol cuore fedele e leale, quest’uomo che ignora il nome di suo padre, forse un misero boscaiuolo, di sua madre, forse una povera serva di contadini, vi mostrerà che nel suo petto pulsa un cuore più nobile di quello di un duca o di un principe. Se fra un mese non sarò morto, io sarò ai vostri piedi in Sicilia, ve ne do la mia parola d’onore!

L’accento ne era così convinto e risoluto, lo sguardo così aperto e leale che la Regina ne sussultò di gioia.

— Sì, sì — proruppe — tu sei il cuore leale, tu sei l’anima devota. Fra un mese dunque in Sicilia!

E come se, concluso quel patto, la donna fosse subentrata alla regina, la sua fisonomia mutossi: nello sguardo, nel sorriso, egli riconobbe l’amante di quella notte, che lo guardava con occhi desiosi:

— Quella donna — mormorò lei — quella donna che era con te stamane, non è la tua amante, è vero?

Dall’accento egli comprese che un tal dubbio la tormentava.

— Non sarei qui — rispose — ai vostri piedi...

— È vero, è vero: se fosse la tua amante sarebbe stato un altro il suo contegno. Ma è una donna che ti ama.

— La vidi or fa un anno nella riunione dei capibanda; la incontrai stanotte mentre venivo qui. Dopo che Vostra Maestà sarà in salvo, ci separeremo.