— Io sola ho il diritto di comandare qui, io sola. Non sei tu ai miei ordini? Non militi tu per me? Ora io ti impongo di rimanere qui.
— Mentre la mia banda si batte!... Ah, no, no, sarei indegno di voi, indegno della benevolenza vostra!...
— Ma tu non potresti tornare ai tuoi che uscendo dalla porticina per la quale sei venuto. Sarebbe un cadere in mano ai nemici.
— Che importa, che importa? Non si direbbe che mi son posto in salvo, che son fuggito. Ah, la lanterna, la lanterna!
Nell’andare attorno smanioso, sconvolto, aveva inciampato col piede in qualche cosa che aveva dato un suono metallico. Si chinò: era proprio la lanterna che ella aveva spento. Con mano febbrile cercò l’esca e il focile. Poco dopo una fioca luce rischiarava la stanza.
Si rivolse. La Regina aveva avuto il tempo di ricomporsi: si era alzata e si teneva fieramente dritta, superba come se la imminenza del pericolo avesse in lei richiamata tutta la indomabile energia della sua tempra.
— La vostra vita appartiene a me — disse lei con severo cipiglio. — Voi avete giurato che la vostra dedizione sarebbe intera, assoluta! Io dunque vi ordino di restar qui, a custodia della porta per la quale siete venuto.
In questo s’intese un vocio seguito da un fragore di fucilate.
— La Regina, la Regina! — si gridava dall’interno del castello.
— Mi cercano — continuò lei. — Non debbono trovarmi qui con voi, non perchè a me importerebbe, ma perchè per la riuscita del mio disegno, debbono ignorarsi gl’intimi legami che ci avvincono... So il disegno del duca... Mentre il combattimento sarà impegnato noi usciremo dal castello per la via sotterranea, e in cinque o sei ore saremo a bordo del brik che ci aspetta.