— V’ingannate — gridò Riccardo esplodendo una delle pistole sul primo degli assalitori che curvando il dorso aveva cercato di penetrar dentro.
Così cominciò quella lotta di un solo contro i venti o i trenta che avevano sfondato la porticina. I corpi dei più audaci colpiti a morte venivano ritirati dal di fuori. Il giovane era balzato presso la porta, e fattosi da un canto a riparo dei nemici, colpiva di taglio e di punta, avendo gittato le pistole divenute inutili. Intanto vieppiù fragorose giungevano a lui le fucilate degli altri punti difesi, e gli urli e le voci dei combattenti. Egli, invasato da una rabbia folle, colpiva, quantunque fosse ferito in più parti. Ma già le forze erano per venirgli meno, quando intese una voce dall’alto che gli gridava:
— Tenete fermo, tenete fermo almeno per un altro quarto d’ora.
— Sei tu, Pietro, sei tu? — disse lui pur non perdendo di vista l’angusto vano, pel quale i nemici non più si avventuravano.
— Sì, io... Mi manda il duca, mi manda quella signora, e son già in salvo... ma perchè non sieno inseguiti e raggiunti occorre ancora che il castello resista... Io torno ai nostri...
— Sì, va, va... Sta sicuro.
In questo un grido si elevò dal di fuori:
— Al fuoco... al fuoco... Delle fascine... Bruciamoli vivi questi briganti.
Le parole erano in francese e il giovane non bene intendeva. Egli però si sentiva venir meno pel sangue sparso e che continuava a spargere; ma col coltellaccio in alto si teneva pronto a ricominciare se mai nuovi nemici si mostrassero nell’angusto passaggio.
Un grido, nel quale riconobbe la voce dei suoi, lo scosse.