— Toh! E come il Governo ha affidato una così importante missione ad un aristocratico, e per conseguenza ad un legittimista, come appare anche dal suo linguaggio?
— Sì, ma un aristocratico che fu amico di Danton di Marat, di Robespierre, che appartenne al Club dei Giacobini e degli Illuminati.
— Vuol dire che la vecchiaia lo ha fatto tornare agii antichi amori. Bisogna intanto ubbidire ai suoi ordini?
— Sì e no — rispose un vecchio tenente dal volto abbronzato e truce. — Ai fuggitivi che ci cadono nelle mani si spacca il cranio e poi si dice che non avevano voluto arrendersi.
— Ed ai feriti? Dobbiamo portarli con noi? Si deve aver riguardi anche per essi che ci hanno ucciso una trentina di belli e prodi soldati e feriti altrettanti?
— Il capo sì, dovrà venir con noi. È uno dei più famosi. Bisogna dire che gli sta bene il coltellaccio in mano. Se non si fosse ricorso al fuoco ce li avrebbe uccisi tutti quei poveri soldati! E quando venne fuori, insanguinato, pareva un demone uscito dall’inferno!
— Ne avrà per un pezzo. Il medico mi ha detto che nessuna delle ferite è mortale, ma che ne ha ovunque, e delle profonde scottature per giunta.
— Si dice che la Regina, quella feroce Carolina d’Austria, lo tenga in gran conto.
— Sarà uno dei suoi amanti...
— A proposito, è poi vero che essa era qui e che durante l’assalto se la sia svignata per una via sotterranea? Invero, i nostri soldati nel rovistare pel castello han trovato una botola che hanno aperta, e in fondo ove si apriva la via han trovato un fazzoletto con la corona e le cifre reali, ed un guanto.