Ma poichè il suo dovere gli imponeva, dopo gli avvenimenti della notte trascorsa, di rassicurare gli abitanti del villaggio e dei dintorni, atterriti della lotta che si era combattuta, si era messo a scrivere un proclama, rimandando a poi il rievocare i suoi ricordi giovanili. Ma che dire a quella povera gente che più di tutti aveva subito i danni da una parte dell’invasione francese, dall’altra della fiera difesa delle bande che pur combattevano per un fine santo e giusto? Come parlare ad essa di libertà, di fratellanza, se la schiavitù che avevano imposta i Francesi era per essa vieppiù crudele e vieppiù obbrobriosa di quella che per tanti secoli aveva sopportato? La schiavitù in nome della libertà; la prepotenza in nome della fratellanza; i privilegi, i soprusi, il disprezzo dei costumi, l’irrisione dei pregiudizi, la violenza, la rapina, l’offesa all’onore in nome dell’uguaglianza che erano nella bocca e nei proclami degl’invasori come potevano giustificarsi, onde potesse tornare in questi la fiducia delle popolazioni? D’altra parte anche le bande avevano combattuto con pari ferocia, anche le bande si erano addimostrate nemiche di ogni legge, e in nome della legittimità e della religione avevano commesso innumeri ribalderie. Bisognava dunque dire la verità sugli uni e sugli altri; ma pur non si nascondeva che col dire la verità su quella guerra sarebbe riuscito ostico sia agli uni che agli altri.
— No — disse gettando la penna lontano da sè — no, potrebbe l’opera mia riuscir dannosa e gettar fuoco sul fuoco.
Il capitano che scriveva presso la finestra alzò il capo.
— Lo so — disse il duca — la menzogna è l’arte indispensabile d’ogni governo. Ogni governo è per necessità mistificatore. La verità s’invoca, la verità si bandisce finchè non si giunge allo scopo: gli apostoli dell’oggi saranno i mistificatori del domani. Dio e il Popolo, i grandi mistificati, sia che s’invochino in nome del diritto divino, sia che s’invochino in nome del diritto umano. Le rivoluzioni si susseguono, ma la menzogna resta. Trionfo di uomini, non di idee. L’idea è una e si chiama verità: il governo è uno, qualunque sia la sua forma, e si chiama menzogna!
— Il governo è la forza — disse il capitano.
— È vero. È la forza che si proclama diritto.
— Il governo è la espressione della maggioranza.
— Eh, no — disse il duca di Fagnano scuotendo il capo canuto. — La maggioranza erano coloro che condannarono Cristo, che lo uccisero sul Golgota; pure Cristo era l’espressione di tutti che soffrivano e che erano oppressi, cioè dei più. Cristo era la verità; i suoi seguaci, in nome di lui, per rendere schiava la coscienza dei popoli, predicarono la menzogna. Il regno della maggioranza è dei furbi, degli ipocriti, dei mistificatori, collegati in un intento comune. È il regno dei gaudenti sui sofferenti, degli audaci sui timidi, dei mistificatori sui mistificati.
— Ho sentito dire — fece il capitano con una sottile ironia nella voce — che ella, signor duca, fece parte dei clubs che propugnarono le idee più estreme, e che vollero il supplizio di Luigi XVI!
— È vero — rispose il duca. — Ed ora sono dei più convinti che il bene dei popoli non è possibile che mercè il governo di un solo.