E il povero vecchio sentiva come un rimorso di non aver dissuaso a tempo il figlio di quella povera morta dall’impigliarsi in tale guerra. Ma eran così grandi le speranze concepite, pareva così certo il trionfo a giudicare dell’impresa compiuta dal Cardinale! D’altra parte, quale mestiere più degno per lui di quello delle armi? Negli anni in cui per procurarsi da vivere lo avevano visto attendere all’industria del bestiame, non ne aveva sofferto, non ne aveva inteso come un rimorso, tanto gli pareva indegno quel traffico pel figlio legittimo del duca di Fagnano? E se non l’aveva dissuaso dal darsi a quella guerra non era stato per la speranza che un giorno fosse in grado di rivendicare il suo titolo e il suo patrimonio?
Così difendeva sè stesso contro la voce accusatrice della coscienza, contro i rimproveri che a lui pareva di udire dalla povera morta. Ed inoltre, sarebbe valso lui, povero vecchio, ad opporsi alla volontà del giovane, così tenace, così inflessibile?
Però non osava chieder di lui a coloro dei suoi compaesani che saper potevano ciò che avveniva nel castello; anzi li evitava, quasi temesse di apprendere da un istante all’altro una terribile nuova. Partiva di buon mattino pel suo poderetto ove attendeva macchinalmente ad alcuni lavori, e tornava a tarda sera nella sua casetta, quando già il paesello dormiva. Cinque o sei giorni dopo l’arrivo dei Francesi, una sera nell’avvicinarsi alla porta della sua casetta vide un’ombra seduta sui gradini della porta, e nella quale riconobbe la vecchia Geltrude.
— Ma ti pare prudenza — disse lui — l’andare attorno a quest’ora, a rischio d’esser presa per una spia dei superstiti delle bande?
— È vero, è vero, ma non ho saputo resistere alla curiosità — rispose la vecchia. — Mi dovrai raccontare tutto, tutto.
Egli intanto aveva aperto l’uscio ed era entrato nella casetta, seguito dalla vecchia che, come al solito, sedette al focolare mentre Carmine accendeva la lucernetta.
— Dunque conta, conta; muoio dalla voglia di sapere che ti ha detto. Immagino la gioia, immagino la sorpresa?!
— Io non ti capisco, quanto è vero Dio — rispose Carmine che si era dato a preparare la cena.
— O che vuoi far misteri con me, con me che ho sempre voluto un gran bene a quel bel giovinetto, che quando ho saputo che la fortuna si era ricordata di lui ne ho gioito con tutta l’anima mia? Pel mio interesse tu credi? Già, tu credi che io voglia diminuito il censo del molino, perchè sul molino gravita un censo che appartiene al duca di Fagnano! Non dico che se me ne sgravasse in parte io non gliene sarei grata, ma... Carmine l’ascoltava intontito.
— Parli di Riccardo? — chiese infine.